
02/12/2011 18:09
Record negativo per l’edizione serale del Tg1, deficit di credibilità agli occhi degli spettatori, pesanti tagli all’orizzonte: in Rai la situazione non appare per nulla rosea.
Come spesso avviene nelle vicende italiane, il Paese cambia e il contraccolpo più forte è sulla Rai. Ma stavolta è diverso, nessun ribaltine. Nessuna giostra di poltrone né cambi di casacca. Oggi è il pubblico ad aver sparigliato le carte in tavola, invertendo tradizionali graduatorie e vecchi ordini di grandezza. Per la prima volta è il Tg3 delle 19 di domenica 27 novembre, diretto da Bianca Berlinguer, a ritrovarsi leader di ascolti dei telegiornali Rai con un importante 17.69% di share. Non solo il Tg1 edizione delle 20, sprofonda nell’abisso di un inaudito 16.1% ma viene staccato di quasi cinque punti dal concorrente più diretto, il Tg5 di Clemente Mimun, con il 20.4%. Domenica scorsa, come in un gigantesco televoto, i telespettatori hanno definitivamente stravolto un panorama già modificato con il ritorno sulla scena dell’informazione televisiva di Enrico Mentana, stavolta alla guida del Tg de La7. “Non me ne vado. Se mi vogliono mandare via perché politicamente non vado bene, e pensano di riuscirci, lo facciano pure. Ma niente alibi: io l’ascolto l’ho vinto”.
Trafitto dagli ascolti, il direttore Augusto Minzolini si difende attaccando. Un “record negativo”, accusa il Cdr della testata, che lo attribuisce alla “linea politica faziosa e schierar”» del suo direttore e chiede: “Ora basta”. “Un crollo”, rincarano consiglieri e forze d’opposizione che chiedono le dimissioni del giornalista. Ma lui no. Contrattacca. “E’ la fiera dell’ipocrisia. Io in realtà sono una vittima. La colpa è di quella trasmissione noiosa che ha fatto da traino negativo. L’ avevo detto. Me l’hanno messa lo stesso. E adesso se la prendono con me. Sono un direttore di rete o di palinsesto?”. Ma la questione appare è molto più complessa di un cedimento d’audience di una sera. E irrompe in un’azienda in piena bufera, poco prima che il cda Rai, per fronteggiare il buco di bilancio si è trovato costretto ad approvare all’unanimità una serie di interventi di natura straordinaria proposti dal direttore generale Lorenza Lei. Un pacchetto pari a circa 85 milioni, che si aggiunge alla manovra di 70 milioni di euro varata a maggio 2011. “Più in particolare, in quest’ottica - comunica una nota ufficiale -, si è valutato di: rafforzare l’offerta all-news della Rai attraverso l’integrazione delle testate giornalistiche Rai News e Televideo al fine di creare un polo. Ottimizzare, seguendo le esigenze editoriali, la presenza all’estero con la negoziazione di un accordo strategico con una importante agenzia che opera in maniera capillare nelle varie zone del mondo e che fornirà il supporto logistico”. Al di là del linguaggio aziendale, l’operazione di risparmio avviata dalla Rai prevederebbe una serie di ridimensionamenti che vanno a colpire soprattutto le redazioni estere: si parla della chiusura di Madrid, Nairobi, Buenos Aires e Nuova Dheli e della possibile eliminazione di Beirut e Istanbul.
E i tagli potrebbero colpire anche una trasmissione storica come Novantesimo Minuto: rinnovare i diritti costa circa 30 milioni di euro. Alcuni consiglieri vorrebbero ridurre la trattativa alla Domenica Sportiva e alla Giostra del gol. Il prossimo anno alla Rai resteranno solo i secondi diritti dell’Olimpiade di Londra, niente Champions. E non si sa nemmeno se riuscirà a salvare i diritti della Coppa Italia dal 2012. Mentre la concorrenza si fa sempre più agguerrita: Mediaset lancia il canale all news diretto da Mario Giordano. Ritornando al Tg1, il calo di ascolti non è episodico. Nell’ultimo anno l’edizione serale d ha perso quasi 3 punti di share (2,80%), mentre il Tg2 e Tg3 guadagnano rispettivamente +0,04 e il +0,79, il Tg5 perde l’1,12 e il Tg di La7 sale di 2,56 schizzando all’11%. “Il calo non fa più notizia”, sottolinea il consigliere d’ opposizione Nino Rizzo Nervo che da tempo solleva il caso. Lo ammette lo stesso Minzolini: “La tendenza è una diminuzione, ma da noi come al Tg5. Per forza: ormai con il digitale tutti hanno più canali. Ma questo non c’ entra niente con domenica che eravamo preceduti da quel commento noioso di fine gara del Gran Premio del Brasile. Invece del traino avevo l’handicap”. La stessa assemblea dei giornalisti parla “di punto più basso della storia del Tg1.
E’ un delitto annunciato. Nessuno si nasconde il problema del traino, la rete ci ha lasciato al 9%, ma il problema è che ormai la principale edizione del principale tg pubblico si è attestata appena sopra il 20%: il Cdr chiede “provvedimenti immediati per rilanciare quello che vogliamo continui ad essere il primo telegiornale italiano”. Per il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Merlo, del Pd, “adesso per il Tg1 serve una svolta. Senza sterili polemiche personali, la principale testata giornalistica della Rai non può continuare a sbandare perdendo ascolti e autorevolezza e favorendo, di fatto, la concorrenza”.Ma al di là delle motivazioni politiche, una cosa è certa. Su Minzolini pende la spada di Damocle dell’inchiesta sulle spese personali con le carte di credito Rai. Il 6 dicembre il giudice per le udienze preliminari deciderà se rinviarlo a giudizio per peculato in una vicenda nella quale l’azienda è parte lesa. In quel caso difficilmente potrà restare direttore. Alla prospettiva lui non rinuncia ai modi guasconi: “Dopo voglio proprio ridere nel vedere gli ascolti”.Del panorama informativo italiano si parla non solo con i dati d’ascolto, ma anche attraverso la percezione che hanno gli spettatori dei telegiornali nazionali. Il Tg1 ha la stessa credibilità e affidabilità, nel selezionare le notizie e nell’offerta, del Tg4 e Studioaperto: è questo uno dei dati che emerge dalla mappa dei tg, sulla base di uno studio presentato da Massimo Scaglioni, dell’università Cattolica di Milano. “Ai tg gli spettatori chiedono di selezionare le notizie veramente importanti e quindi di non nasconderle - spiega Scaglioni - Abbiamo realizzato una mappa dei tg secondo la percezione degli utenti circa la credibilità e l’estensione dell’offerta delle notizie”.
Così si è visto che il Tg1 “é stato paragonato alle reti commerciali - continua Scaglioni - mentre sono percepiti come servizio pubblico Tg3, il tg de La7 e quello di Skytg24 per la loro estensione e quantità”. Ma a bocciare il tg della Rai sono arrivati anche altri dati. Come quelli di una ricerca condotta in 11 Paesi (Usa, Canada, Gran Bretagna, Giappone, Sud Corea, Australia, India, Colombia, Italia, Grecia e Norvegia), e presentata da Gianpietro Mazzoleni dell’università degli Studi di Milano. “In Italia sono stati analizzati Tg1, Skytg24, Corriere e Repubblica - sottolinea - e si è visto che la rete pubblica italiana è quella che ha approfondito meno e dato meno hard news, quelle le notizie di economia, politica e giustizia, rispetto ai media commerciali”. I tg commerciali sono risultati i più attivi nel sottolineare le implicazioni sociali delle notizie, mentre quelli pubblici i “più attenti a personalizzare”.
Non solo. Anche se negli ultimi 2-3 anni i cittadini si sono mostrati più interessati ai temi dell’occupazione, tutela sociale e crescita economica a causa della crisi economica, il Tg1 nel 2010 e 2011 ha parlato principalmente di politica, costume e società e criminalità, come rileva il presidente dell’Ipsos, Nando Pagnoncelli: “Dai i dati dell’Osservatorio di Pavia vediamo che nel 2010 il Tg1 ha parlato di politica (18,2%), costume e società (12,8%) e criminalità (11,9%). Nel 2011 la politica rimane al primo posto, anche se in calo, con il 14,5%, la criminalità sale al 12% e il costume scende all’8,3%. Le notizie su giustizia e terrorismo sono state invece il 9,9%”.
• Giovanna Maggiori