E-commerce italiano non conosce la crisi

11/11/2011 15:59

 

Netcomm e Politecnico Milano fotografano il commercio elettronico: a trainare è il B2c, e in particolare i settori moda ed editoria. In crescita a doppia cifra.

 

Una salto in avanti del 20 per cento e un giro d’affari che ormai ha superato gli otto miliardi di euro. Ecco i numeri dell’e-commerce, il settore degli acquisti fatti via web, in Italia. Numeri che cominciano ad essere davvero interessati. Basti pensare che il business legato al settore televisivo, il più ricco nel mondo dell’intrattenimento, valeva 8 miliardi e mezzo di euro lo scorso anno. Con una differenza però: il commercio elettronico sta crescendo a ritmi da record e non rallenta nemmeno in un periodo di crisi economica come questo.

 

I dati provengono da un’osservazione condotta dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, che per la decima volta ha tracciato una fotografia del commercio elettronico in Italia, che pare tirar dritto sulla strada dell’innovazione. Si confermano così le previsioni sviluppate a metà 2011, secondo cui l’e- commerce avrebbe continuato a crescere: già nel 2010 l’andamento aveva segnato un +17% sul 2009, un trend che è continuato anche negli ultimi mesi, sostenuto dalla moltiplicazione degli internauti e dalla massiccia connessione al web tramite dispositivi mobile quali smartphone e tablet, oggi di grande appeal per i consumatori. Gli acquisti in mobilità passano da 26 milioni a 81 milioni di euro, con una crescita del 210% rispetto allo scorso anno, pari all’1% delle vendite online. Per il terzo anno consecutivo crescono più i prodotti (+24%) che i servizi (+18%), nonostante questi ultimi pesino ancora per i due terzi del settore. Abbigliamento ed editoria, musica e audiovisivi sono i comparti che fanno registrare la crescita più elevata, rispettivamente con +38% e +35%. Nel 2011 è aumentato anche il tasso di penetrazione dell’e-commerce B2c sul totale delle vendite retail, superando la quota del 2%. Aumentano i compratori online, che secondo gli ultimi dati sono circa 9 milioni, quasi 1 ogni 3 utenti degli utenti internet, registrando un tasso di crescita del 7%.Dati importanti registra anche la spesa annua per acquirente, che passa dai 960 euro del 2010 ai 1.050 euro del 2011 (+9%). In leggero calo (-6% circa) lo scontrino medio che resta comunque sopra i 210 euro. Parlando di settori, crescono bene tutti i comparti merceologici, con l’abbigliamento in pole position (+38%) grazie all’ottima performance di piattaforme come yoox.com. Seguono editoria, musica e audiovisivi (+35%), trainati da big come Amazon ma anche da siti nostrani come Bol, Ibs.it e Feltrinelli. Per avere un’idea più precisa dei settori, degli 8 miliardi e cento la metà è fatta dagli acquisti online di viaggi (49%), il 10% dall’elettronica, il 10% dall’abbigliamento, il 9% dalle assicurazioni, il 3% dall’editoria e dalla musica, l’1% dai generi alimentari, mentre il rimanente 18%, classificato come “altro”, include servizi come le ricariche telefoniche, il couponing e i biglietti online.

 

Dall’indagine emergono molto dati significativi, ma indubbiamente quello più importante è che triplica, +210% rispetto al 2010, il valore del mobile commerce, che supera gli 80 milioni di euro, pari all’1% delle vendite online. “Oggi più che mai, in un contesto di crisi globale che investe anche il nostro Paese, l’e-commerce non è più un’opportunità, ma diventa un’esigenza inderogabile per le imprese italiane che vogliano seriamente competere sui mercati internazionali”, ha dichiarato Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano. ‘’I nuovi fenomeni sono decisivi nell’accelerazione della crescita dell’e-commerce, sia per il valore assoluto con cui contribuiscono all’aumento del transato (400 milioni di euro circa, pari a quasi un terzo della crescita complessiva) sia per la capacità di portare online nuovi acquirenti’’,  spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano. “Particolarmente significativo il boom dei siti che vendono coupon, Groupon in primis - ha commentato Perego -, e l’ingresso di nuovi player della grande distribuzione, come Amazon. I nuovi fenomeni sono decisivi nell’accelerazione della crescita dell’e-commerce anche per la capacità di portare online nuovi compratori”.

 

Dalla ricerca emerge che nonostante la differenza con gli altri mercati europei sia ancora rilevante - il mercato italiano è un sesto di quello inglese (oltre 51 miliardi di euro), un quarto di quello tedesco (34 miliardi) e meno della metà di quello francese (20 miliardi) - il nostro commercio elettronico rivela un buono stato di salute e cresce a ritmi quasi doppi rispetto a Regno Unito (+10%), Francia (+12%), Germania (+10%) e Usa (+11%). L’export cresce del 32%: a incidere su questo dato i buoni risultati degli esportatori nel turismo e abbigliamento, settore che oltre confine realizza più del 50%. ‘’Dal monitoraggio mensile dell’indice di soddisfazione dell’e-commerce italiano che conduciamo con Human Highway, risulta che a ottobre i compratori online sono stati 9,2 milioni e che circa l’87% di essi ha dato valutazione superiore a 7 su 10 a questo canale che si conferma quello con il maggiore indice di soddisfazione per i compratori online rispetto a tutti gli altri” sottolinea Roberto Liscia, presidente di Netcomm. Numeri sui quali gli esperti non sono sempre d’accordo, ma comunque un boom sostenuto dalla moltiplicazione degli internauti, che nella fascia 18-64 anni hanno superato i 25 milioni, con il 35% di questi che ha fatto un acquisto online negli ultimi tre mesi. Dalla ricerca emerge anche un’analisi degli acquirenti online: il 60% viene fatto al nord, il 25% dal centro e il 15% al sud. Secondo l’Eurostat il 65% dei cittadini europei collegati a internet ha effettuato un acquisto online negli ultimi 12 mesi, contro il 35 per cento di quelli italiani. E le vendite in Inghilterra e Francia sono state superiori a quelle effettuate da noi rispettivamente di otto e quattro volte. Continua poi ad aumentare il saldo negativo tra import ed export, data la nota carenza di offerta da parte delle imprese italiane su questo canale. Il fatto in pratica che tanti marchi del made in Italy sul web semplicemente non vendono.


• Giovanna Maggiori