Agcom: necessario switch-off verso Ngn

24/05/2010 16:52

"Il futuro è nell'ultra banda, nelle reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 mbit/s. Le autostrade delle nuove comunicazioni sono il fertilizzante principale di quell'economia della conoscenza che si attesta come nuovo paradigma di modello capitalistico''. Lo ha detto il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò, alla presentazione dei risultati del programma Isbul promosso dall'Autorità in collaborazione con alcune università italiane e straniere.

In Italia si trova ancora, secondo il presidente dell'Agcom, ''in una posizione di arretratezza'' in materia di banda larga. Mancano infatti sia ''un piano di sviluppo nazionale per le reti di nuova generazione (Ngn)'' e ''una valutazione realistica degli incentivi occorrenti affinché gli operatori investano in un progetto a rischio e a bassa redditività nel breve periodo''.


Si tratta, ha rimarcato, di ''un investimento a medio e lungo termine che non dà redditività immediata'', ma ''indifferibile'' perché ''solo limitandosi ai vantaggi di costo per il sistema Paese, le Ngn sono una scommessa vincente''.

 

L'analisi sottolinea come la realizzazione di una rete in fibra ottica con determinate caratteristiche tecniche, con una copertura del 50% della popolazione, richiederebbe un investimento superiore ai 13 miliardi di euro.

 

Per l'Italia, ha riportato Calabrò, "l'Ocse ha stimato che basterebbe un risparmio annuo tra l'1,41% e l'1,7% per dieci anni sulle spese effettuate nei settori dell'elettricità, sanità, trasporti ed educazione per giustificare la costruzione di una nuova rete".

Inoltre, secondo quanto riportato da Confindustria "i risparmi ottenibili dall'utilizzazione della banda larga nel sistema sanitario si aggirerebbero sul 10%: cifra notevolissima se si tiene conto dell'ammontare della spesa sanitaria. E sarebbe di circa 10 mld l'anno - ha aggiunto Calabrò - il risparmio sulla bolletta energetica nazionale derivante dall'ottimizzazione del controllo dei consumi e delle erogazioni mediante un sistema a larga banda. Senza contare - ha concluso - i risparmi per la manutenzione della rete in rame, capillare ma ormai sempre più congestionata e a rischio guasti".

"Lo sviluppo della fibra può essere in buona parte autosostenuto dal mercato se si sceglie il modello adatto, salvaguardando le regole di fondo e incentivando, al tempo stesso, gli operatori di telecomunicazione a investire", ha aggiunto il presidente dell'Agcom sottolineando l'importanza del ruolo degli attori del settore. Vodafone, Wind e Fastweb hanno annunciato di volere investire nella realizzazione di una rete in fibra, mentre Telecom inizierà la sperimentazione di nuovi servizi ultrabroadband a Roma.

Tutte "iniziative diverse", secondo Calabrò, "per i progetti proponenti, le soluzioni di governance e le aree territoriali interessate, ma che danno un forte segnale agli attori: governo, enti locali, regolatore, incumbent". Il modello progettuale che si sta imponendo è al momento quello dello 'switch-off', del passaggio in blocco dal rame alla banda larga.