
14/05/2010 10:42
Il rapporto Bsa rileva una crescita della pirateria software nel nostro paese e nel resto del mondo. Maglia nera alle economie emergenti.
Business Software Alliance (Bsa) ha presentato la settima edizione dello studio realizzato da Idc per analizzare il fenomeno della pirateria del software a livello globale (prendendo in analisi cento sistemi economici del pianeta). Nel corso del 2009, l’installazione di software commerciale privo di regolare licenza sui computer italiani è cresciuta dell’1%, rappresentando il 49% del mercato di settore. Il controvalore commerciale di questa percentuale supera gli 1,2 miliardi di euro.
A dispetto della fase di recessione attraversata dall’economia globale, la pirateria del software nel 2009 si è ridotta in 54 mercati ed è cresciuta in 19. Nondimeno, il tasso generale di pirateria è in ascesa del 2%, a causa dell’enorme mercato illegale che colpisce i paesi in forte sviluppo come Cina, India e Brasile. “Lo studio dimostra che i nostri sforzi per ridurre il tasso d’illegalità nell’economia italiana sono ancora lontani dall’aver debellato il problema, i risultati peggiorano anziché migliorare - ha dichiarato Luca Marinelli, presidente di Bsa in Italia -. Un tasso di pirateria del 49% è inaccettabile per una nazione evoluta, non possiamo non sottolineare che la strada dell’illegalità e del sommerso sfavorisce la ripresa del Pil e dell’occupazione”.
La ricerca condotta da Idc rileva che a ogni 100 euro investiti in software legali ne corrispondono altri 75 spesi per programmi pirati. Un dato che non influisce solo sull’andamento del settore information technology, ma anche su quello dell’assistenza, dei servizi e, prima ancora, sulla distribuzione. Per questo la lotta alla pirateria rimane un obiettivo da perseguire al dettaglio, almeno secondo le strategie di Bsa in Italia, che nell’ultimo anno ha collaborato a 135 azioni investigative e al conseguente sequestro di software illegali per il valore di 5 milioni di euro, oltre a 7 milioni di euro in sanzioni amministrative attribuite a un centinaio di inquisiti per azioni a danno del diritto d’autore di programmi informatici.
Il valore commerciale globale dei software illegali per computer, lo scorso anno ha raggiunto la cifra di 51,4 miliardi di dollari, minando fortemente lo sviluppo del settore soprattutto nelle realtà a economia debole e poco strutturata, come i paesi africani, sudamericani e asiatici. Le nazioni più virtuose, come negli anni passati, sono Stati Uniti, Giappone e Lussemburgo, che possono vantarsi di un tasso di pirateria tra il 20 e il 21%. In coda, invece, Georgia, Moldova e Zimbabwe, con un settore specifico depredato dal 90% di software contraffatti. “Lo studio Bsa/Idc mostra alcuni interessanti progressi nella lotta alla pirateria a livello mondiale - ha commentato Robert Holleyman, presidente e ceo di Bsa -. Ma le evoluzioni marginali non sono sufficienti: la pirateria limita l’innovazione, la creazione di nuovi posti di lavoro, lo sviluppo economico e sottrae materia imponibile all’Erario delle nazioni che colpisce. Per questo riteniamo che i governi debbano aumentare gli sforzi per combattere questa sorta di ‘rapina’ quotidiana e continua”.
Tra i fattori che contribuiscono, al solito, a una contrazione del mercato pirata, vi sono i programmi di legalizzazione lanciati dalle aziende vendor, le campagne istituzionali accompagnate da attività di vigilanza sul territorio e, naturalmente, l’evoluzione tecnologica, che impedisce la copia dei software originali. Viceversa, l’incremento delle vendite dei supporti hardware (prima di tutti i pc), favoriscono la diffusione dei cyber crimini e dei programmi senza licenza. Più il settore informatico si espande, più incrementa il suo potenziale giro d’affari, più speculatori e contraffattori sono numerosi ed efficaci. Una delle regole non dette del mercato.
• Stefano Pini