
07/05/2010 12:19
Le elezioni del 6 maggio in Gran Bretagna rilanciano il complesso rapporto fra politica e web. La campagna elettorale 2.0 approda in Europa.
In principio fu Obama, con il ricorrere del populista ‘Yes, We Can’ ovunque su internet: YouTube, siti appositi, social network. Il web come veicolo principe della campagna elettorale, la cui versione aggiornata al 2010 non può che essere digitale anche in Europa, con il Regno Unito a fare da laboratorio per le prime elezioni 2.0 del Vecchio Continente.
Facebook, Twitter e i forum online sono stati il vero terreno di confronto tra i candidati al ruolo di Primo Ministro d’Oltremanica. I tre dibattiti ufficiali tra Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg sono stati - al solito - trasmessi in diretta televisiva e seguiti da una buona audience, ma le discussioni più accese si sono tenute tutte o quasi su internet. Il web ha scandito il conto alla rovescia verso giovedì 6 maggio, giorno della chiamata alle urne per i cittadini britannici, raccogliendo in tempo reale le reazioni dei votanti.
L’account @Tweetminster, che si definisce ‘un mezzo utile per connettere gli utenti al mondo della politica nel Regno Unito’, ha rivelato che, durante il terzo confronto tv tra i leader, sul portale britannico vi sono stati 154.342 tweet archiviati nella sezione ‘Dibattito-tra-leader’. Il che significa circa 27 commenti al secondo per il coinvolgimento di oltre 33mila internauti. Le attività su Facebook, in tempo di campagna elettorale, sono state ancor più frenetiche. Non si contano i gruppi che inneggiano alle diverse fazioni: si riscontra una fervente partecipazione da parte dei seguaci di Cameron, che hanno fondato tra gli altri il Vandalised Conservative Billboards (con 123mila membri) e Conservatives’ own (che conta quasi 75mila partecipanti). Decisamente meno frequentati i gruppi Lib Dems (74mila membri a favore di Clegg) e Labour trails (33mila iscritti pro-Brown). Il più popolare dei social network sembra rispecchiare adeguatamente i pronostici degli analisti politici, che danno in netto vantaggio i Tories con il 35% delle preferenze, seguiti dai Liberals con il 28% e dal Labour con il 27% dei consensi.
Secondo l’agenzia Echo Research, internet avrà un impatto importante sulle decisioni di voto. L’influenza dei social media, come prevedibile, è forte soprattutto negli elettori tra i 18 e i 24 anni, che nel 42% dei casi dichiarano di informarsi esclusivamente attraverso il web. Più in generale, il 58% dei cittadini d’Oltremanica afferma di cercare in rete notizie sui partiti e i loro candidati. La politica inglese sembra aver capito l’importanza del medium: i laburisti propongono volantini dalla grafica simile a una pagina Twitter; i conservatori ribattono con pubblicità contenenti commenti a loro favore selezionati su Facebook.
Nessuna sfera di cristallo (digitale) svela in anticipo il verdetto dei seggi elettorali, ma certo internet si è conquistato il ruolo di compagno irrinunciabile - forse addirittura fidato - per le campagne elettorali degli anni Duemila. La rete spaventa il potere (che spesso prova a imbavagliarla), ma può essere ambasciatrice perfetta dello stesso.
----------------------------------------------------------------
Patti chiari: la carta stampata britannica al vaglio elettorale
E’ usanza consolidata, per i giornali del Regno Unito, esprimere il proprio orientamento politico in tempo di elezioni. Nel 2010, Rupert Murdoch è stato tra i primi a dichiararsi sostenitore di David Cameron: così, dopo dieci anni alla corte di Tony Blair e del suo laburismo di destra, The Times e The Sun tornano a fare gli occhi dolci ai conservatori. Per la stessa fazione parteggiano da sempre il Mail e il Telegraph. The Guardian e The Observer sono invece tra i più vivaci supporter dei liberal-democratici, cui chiedono a gran voce una riforma elettorale. Al loro fianco The Independent, che in fase di rilancio ha però accantonato il tifo elettorale più smaccato. A Gordon Brown e al Labour, sfiancati da anni difficili di governo, resta lo storico appoggio del Daily Mirror. Ammesso che il vecchio medium cartaceo, nell’era digitale, sia ancora decisivo per la costruzione del consenso. ----------------------------------------------------------------
• Manuela Izzo