
12/03/2010 10:59
Secondo il rapporto Assinform, il settore informatico nel 2009 ha registrato un calo dell’8,1%, mentre le telecomunicazioni recedono del 2,3%.
L’onda lunga della crisi si abbatte anche sui lidi dell’Information and communication technology. E l’Italia non fa eccezione: i primi dati del rapporto Assinform curato da NetConsulting descrivono senza convenevoli lo stato del settore nella penisola: l’Itc fa registrare nel complesso un andamento negativo del 4,2% nel 2009.
Se la flessione dell’intero comparto nostrano era prevedibile, meno sicura era la contrazione del mercato specifico mondiale, che invece ha fatto segnare, per la prima volta nella sua storia, un passivo dell’1,5%. L’alta tecnologia sembra quindi aver esaurito la sua spinta propulsiva e naviga ora in acque stagnanti. L’unica area geografica ad aver evitato l’impasse globale è quella dell’Asia dell’est, in crescita dell’1%. Eccezione alla regola, come si suol dire.
Stringendo il cerchio alle pene tricolori, il rapporto ci informa che lo scorso anno il giro d’affari del mercato Ict in Italia è stato di 62 milioni di euro. Nadir di categoria, i prodotti informatici con un tonfo dell’8,1%, peggiore performance dal 1991. Un 2009 nero pece, dunque, che vede il ramo dell’hardware perdere il 14,8% del suo valore (i server web hanno perso addirittura un quarto del mercato), a causa di un rilevante deprezzamento dei dispositivi ma anche del prosciugarsi degli investimenti delle imprese nel campo. I clienti più appetibili, ovvero le grosse compagnie, hanno speso mediamente il 10,3% in meno rispetto al 2008, mentre il budget delle aziende medio-piccole per l’information technology è stato ridotto del 7,6%.
In sofferenza anche software&servizi (-5,6%) e l’assistenza tecnica (-5%). Tra i programmi non c’è categoria che non presenti il segno meno: applicativi al -4,1%, middleware -2%, software di sistema in caduta del 4,6%. La crisi dei servizi, invece, mette a rischio diversi profili professionali altamente qualificati, come dimostrano i numeri riguardanti la formazione (-8,8%) e la consulenza (-7%). E’ significativo notare che, in uno scenario desolante, la domanda di computer in termini di unità è rimasta stazionaria (+0,5% nel 2009), dopo quasi tre decenni di crescita a due cifre. Come dire che tutte le componenti del mercato hanno il fiato corto, anche se forse i problemi più profondi sono endemici all’industria.
Industria che comunque ha beneficiato del buon andamento dei pc portatili, che rappresentano ormai il 70% delle vendite a consumatori comuni, e del boom dei piccoli netbook, che sono cresciuti fino a rappresentare il 25% del mercato consumer.
Meno drastico il rallentamento delle telecomunicazioni: -2,3% complessivo negli ultimi dodici mesi, anche se preoccupa di più il -1,5% del valore del mercato mobile, mai in calo sino a oggi. Il vero anello debole della catena sono comunque le reti fisse e le loro apparecchiature (rispettivamente -3,3 e -7,5%), che perdono terreno a favore delle reti cellulari e dei loro servizi (sms, mms, trasferimento dati e web mobile sono al +3,4% nel 2009). I clienti mobili restano stabili a 46,5 milioni di numeri attivi.
Qualche spiraglio positivo si vede nel campo della banda larga: gli utenti dell’internet veloce hanno raggiunto i 12,4 milioni di unità. Un buon incremento rispetto al 2008 (+9,2%), anche se non sufficiente a colmare il disavanzo con il resto d’Europa. Nel Belpaese, gli accessi online veloci sono il 39% del totale, mentre in Gran Bretagna, Germania e Francia i clienti della banda larga oscillano tra il 69 e il 57% del totale.
La sfera di cristallo per il 2010 non lascia presagire una svolta positiva. A fine dicembre, la discesa del mercato dell’Information and communication technology dovrebbe aggirarsi intorno al 3,6%, a causa soprattutto delle difficoltà dell’informatica. Le tlc sembrano invece in procinto di uscire dalle sabbie mobili dell’ultimo biennio, e gli analisti prevedono un bilancio in pareggio. Anche se gli ultimi scossoni politico-giudiziari a nomi di spicco del settore fanno temere per la reale solidità di quella che, ormai, è una colonna portante dell’economia italiana.
• Manuela Izzo