Mercato mobile, vaccino anti-crisi

26/02/2010 12:49

Entro dicembre saranno cinque miliardi i contratti di telefonia cellulare. Un business che traghetta l’information technology oltre la recessione.

 

L’economia langue e i mercati soffrono l’onda lunga della recessione. Eccezione alla regola è la telefonia mobile, settore in continua espansione che nel 2009 ha fatto registrare tassi di crescita notevoli.

 

Le nuove tecnologie possono contare su un futuro roseo soprattutto grazie ai cellulari: secondo i dati dell’International Telecommunication Union (istituto che agisce sotto l’egida dell’Onu), a dicembre erano 4,6 miliardi i contratti di telefonia mobile attivi in tutto il mondo, con una penetrazione totale del 67%. Lo studio testimonia la progressiva conquista dei paesi in via di sviluppo da parte delle compagnie di telecomunicazione: anche se il digital divide fatica a restringersi, negli ultimi quattro anni in Sud America, Africa e sud est asiatico, il numero di persone dotate di un recapito telefonico mobile è più che raddoppiato (dal 23% del 2005 al 57% del 2009). Gli stati più ricchi, invece, si avvicinano alla copertura totale, a volte superandola: è il caso dell’Italia, che conta più di un cellulare e mezzo per ogni cittadino. 

 

La domanda di settore resiste a dispetto del contesto sfavorevole, con i consumatori che sembrano ben disposti a spendere i propri soldi in servizi collegati al mondo mobile. In questo modo si crea un circolo virtuoso in cui gli operatori continuano a investire e ad alimentare lo sviluppo, spostando l’asse dell’interesse dalle semplici chiamate al più attuale scambio di dati e servizi collaterali (immagini e file di vario genere, applicazioni e connessioni a internet). 

 

Il rapporto delle Nazioni Unite prevede così, per il 2010, un trend positivo per il mercato mobile, che dovrebbe superare globalmente il tetto dei 5 miliardi di contratti attivi.

 

Per un ulteriore rinvigorimento occorre però incrementare l’utenza internet via smartphone. Secondo l’Itu, solo il 26% della popolazione mondiale - circa 1,7 miliardi di persone - naviga in rete attraverso i cellulari di ultima generazione. Dunque, meno di un numero mobile su tre accede al web, che invece è la vena più prolifica e attiva del campo, con la nascita e l’esplosione dei negozi online dedicati ai software da telefonino (su tutti AppStore di Apple, ma anche il rilanciato OviStore di Nokia). La strada dell’industria di settore sembra quindi guidare verso uno sviluppo legato alla personalizzazione e alla interconnessione del proprio telefono portatile con la rete e altri dispositivi (pc e netbook, ad esempio).

 

Certo, prima di approntare voli pindarici sul business del futuro, a medio e lungo termine, sarebbe d’uopo colmare le enormi differenze tra primo e terzo mondo per quanto riguarda il progresso nelle telecomunicazioni. Il discrimine più evidente tra sviluppo e sottosviluppo tecnologico è l’accesso alla banda larga, cruciale non solo per ridurre il gap a livello di comunicazione e informazione, ma anche per incentivare l’economia che ruota intorno al web.

 

Una connessione veloce in Africa costa il 500% del guadagno mensile di ciascun abitante, mentre in Europa la spesa si aggira intorno al 2% dello stipendio. E se è vero, come dice il rapporto, che tra i paesi più dinamici nella rincorsa tecnologica vi sono Nigeria, Vietnam e Capo Verde, la stessa ricerca fa notare come i prezzi più bassi per i servizi mobili e di rete si trovino a Hong Kong, Singapore, Lussemburgo, Stati Uniti e in Europa del Nord. 

 

Come per gli altri mercati, dunque, si fatica a risolvere il vecchio dilemma dell’uovo o della gallina: viene prima il progresso o la ricchezza? La questione assume perciò connotati politici, ammesso che sviluppo e benessere passino davvero da un telefono cellulare.

 

• Manuela Izzo