
19/02/2010 11:47
Il decreto Pisanu, giudicato anacronistico dal suo stesso genitore, resta in vigore e impedisce la libera fruizione del wifi in Italia.
Mentre lo sviluppo della banda larga resta assoggettato al blocco degli 800 milioni inizialmente stanziati dal Cipe, il sogno di usufruire in Italia di una connessione wifi libera è stato ulteriormente prorogato al dicembre del 2010. Salvo modifiche in corso d’opera, che difficilmente saranno applicate.
Si tratta della terza proroga di un decreto introdotto nel 2005, in seguito agli attentati terroristici di Londra, che era stato definito come provvisorio. La norma, rilanciata senza modifiche a fine 2007, 2008 e 2009, impone a chiunque l’identificazione prima di connettersi a internet da una postazione pubblica.
Questo vuol dire che per collegarsi alla propria casella di posta, aggiornare il proprio stato su Facebook o semplicemente sfogliare le pagine di un quotidiano online da un aeroporto, da un internet cafè o dalla panchina di un parco pubblico è necessario esibire la carta d’identità. Ai provider è inoltre imposta la registrazione degli Ip utilizzati dagli utenti e chi vuole aprire un internet point deve munirsi di licenza del questore. Le pesanti limitazioni, che disincentivano lo sviluppo di reti aperte facenti esse capo a privati o a enti statali, è stata criticata apertamente anche da colui il quale l’ha introdotta nel 2005. Il decreto legge infatti è stato applicato, senza discussioni politiche di sorta, in seguito agli attentati di Londra e Madrid e doveva avere durata limitata.
“Ritengo di sì - ha risposto Pisanu al giornalista dell’Espresso che gli chiedeva se non fosse necessario apportare modifiche alla norma -, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso a internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato”. A nulla è valsa la sua presa di posizione e a nulla è servita la Carta dei Cento, sottoscritta da imprenditori del web, direttori di testate giornalistiche, docenti, giuristi, blogger e politici di ambo le parti e sottoposta all’attenzione del governo Berlusconi.
L’Italia intanto continua a presidiare le zone più basse delle graduatorie relative allo sfruttamento di tecnologia e comunicazione - l’ultima tirata d’orecchie internazionale è arrivata dalla London Business School che ha confinato la Penisola all’ultimo posto fra i paesi del G7 - e il digital divide spacca il paese. In questi primi mesi del 2010 ad alzare la voce è stata la regione Valle D’Aosta, che ha approvato all’unanimità una risoluzione che intende impegnare il consiglio regionale a manifestare nelle sedi istituzionali la necessità di modificare il decreto “alleggerendo le giuste misure di protezione a vantaggio anche di una maggior diffusione dei sistemi wifi”. Ennesima iniziativa che si spera non confluisca nell’ennesima proroga.
• Martina Pennisi
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Il wifi parla straniero, tra esperimenti iniziali e marketing
Improbabile fare un paragone tra lo stentato sviluppo della rete internet senza fili in Italia e le sorti, spesso più fortunate, dei cittadini stranieri. La Francia fu uno dei primi stati europei a investire nel wifi. Nel 2003, il parco tecnologico La Villette realizzò con SMC Networks una rete sperimentale a completa disposizione degli avventori. Tre anni più tardi, la compagnia Free ha aperto a qualunque internauta i suoi 300mila spot wifi disseminati per la Francia, lanciando definitivamente la connettività senza fili gratuita Oltralpe, con Parigi capace di offrire circa trecento punti d’accesso lungo rue e boulevard, musei e caffè. Sulla stessa lunghezza d’onda la Gran Bretagna, che nel 2006 ha promosso un piano di copertura wifi per otto tra le sue città più importanti.
Grazie all’accordo tra un operatore privato e gli enti comunali, è stato possibile offrire una connessione senza fili aperta a ciascun abitante delle aree interessate, con una tecnologia che diffonde il segnale sfruttando lampioni della luce e cartelli stradali, evitando così buchi anche nei quartieri più periferici. Dagli Stati Uniti, dove le metropoli offrono da tempo una rete gratuita senza fili e dove dal 2008 venti città (tra cui Seattle e San Francisco) garantiscono l’accesso alla rete anche sugli autobus, arriva l’ultima novità: il wifi usato come strumento di marketing aziendale.
Lo scorso novembre, Google ha annunciato un accordo con 47 aeroporti americani per la fornitura di un servizio internet libero e wireless all’interno dei terminal, mentre McDonalds ha lanciato da poche settimane la campagna ‘free wifi’ in 11mila suoi ristoranti, grazie alla partnership con l’operatore AT&T. E intanto, New York prepara la copertura gratuita sulle linee della underground. Ma bisognerà aspettare fino al 2015
• Stefano Pini