
12/02/2010 10:40
Di Giorgio Bellocci
Si è ironizzato a lungo, specie sui blog, riguardo al cambio di rotta cui sarebbe stato costretto Morgan dopo l’arcinota vicenda dell’intervista rilasciata a Max, del consumo di stupefacenti e della conseguente eliminazione dal Festival di Sanremo... Il nostro si è scusato e ha provato a barcamenarsi con dei chiarimenti. Ci si è anche un po’ imbarazzati, tra un risolino e l’altro, per la sua umile apparizione in versione “cenere sul capo” da Bruno Vespa, mai così cardinalizio come nell’occasione.
Detto questo è giusto sottolineare che tornato in sé Morgan ha rivolto duri e condivisibili attacchi all’organizzazione del festival, e deve essere stato liberatorio per lui affermare “chissenefrega di Sanremo”. Chiudo l’archivio ricordando quello che a mio avviso è stato il punto più triste della gestione del caso da parte di Morgan in prima battuta: fornire scuse imbarazzate pure nel programma condotto dall’iper-attiva ma un po’ bacchettona Giorgia Meloni su Radio Gioventù!
Chiedo scusa per l’excursus poco televisivo, anche se in realtà la ministra cresciuta nel movimento studentesco di Alleanza Nazionale (in un’epoca ancora fortemente nostalgica) ha preso parte alla celebre puntata di “Porta a porta” (la Meloni al mattino aveva intervistato Morgan nella radio di riferimento ministeriale insieme a Pierluigi Diaco, il deejay che meglio si adatta alle stagioni politiche). Per non dire dell’esilarante imitazione lanciata da “Parla con me” dove Paola Minaccioni la raffigura tra nostalgie missine volutamente esagerate (è giusto ammetterlo) e la voglia esasperata di “comunicare con i giovani” dalla sua radio...
Acclarato il fatto che Morgan non ha incitato i giovani al consumo di droga, mi viene da dire che questa vicenda (con gli interventi di politici, sociologi, volti televisivi, ecc.) rappresenta la cifra di cosa è oggi il Festival di Sanremo per l’italietta un po’ ipocrita e del “voglio ma non posso”. O per meglio dire: ci sarebbero “teste” e mezzi per provare a restituire dignità alla più importante vetrina musicale italiana, imponendo una piccola rivoluzione culturale ispirata ai Grammy americani.
Manca la volontà di farlo perché il business sanremese è troppo ghiotto, in particolare per la lobby dei media italiani (stampa e tv) che con la suddetta rivoluzione si troverebbero costretti a occuparsi seriamente di musica senza poter volgere il proprio interesse alle lune di Loredana Bertè o a imbarazzanti partecipazioni come quella di Emanuele Filiberto di Savoia. Si meritano la conduzione della reginetta dei fornelli, al secolo Antonella Clerici.