
05/02/2010 12:18
Le commissioni parlamentari hanno dato il via libera al decreto sulle nuove norme in merito a internet e tv, sollecitando comunque l’applicazione di numerose modifiche, proposte in fase di discussione del progetto dalla maggioranza come dall’opposizione.
“Terremo conto in modo rigoroso delle osservazioni formulate”, sottolinea il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, che ha strutturato il decreto e ora lavorerà al testo definitivo da riportare in Consiglio dei ministri.
Le critiche al progetto, che dovrebbe applicare le normative europee sulle questioni del piccolo schermo e del web, durante queste settimane di consultazione sono state parecchie. Per restare ai documenti ufficiali: i pareri approvati dalla commissione Lavori pubblici del Senato (nove pagine, relatore Alessio Butti, Pdl) e dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera (sempre nove pagine e trentuno ‘condizioni’, relatori Deborah Bergamini e Giorgio Lainati, Pdl) dicono sì al provvedimento ponendo però alcuni paletti e recepiscono diversi dei rilievi formulati nei giorni scorsi dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, osservazioni che trovano oggi il pieno sostegno dal consiglio dell’Agcom.
Per quanto riguarda la rete: i critici non vogliono alcuna censura preventiva per internet e dunque nessuna equiparazione tra stampa e spazi d’informazione non ufficiali sul web (come blog e siti personali), così come non deve esserci alcuna responsabilità per i provider, che ospitano contenuti realizzati da altri.
Altro nodo da sciogliere è quello delle quote per l’audiovisivo. Le commissioni hanno proposto di lasciare invariate le norme del testo unico, con le quote di trasmissione (il 10% per le tv private, il 20% per la Rai) e di investimento (il 10% dei ricavi per le private, il 15% per la Rai) nel prodotto indipendente europeo e le sottoquote per il cinema italiano, nonché con i diritti residuali da corrispondere ai produttori.
Il rischio è però quello di svilire ulteriormente l’apporto alle produzioni nostrane (le percentuali sono ribassate rispetto a quelle vigenti. Inoltre, l’opposizione continua a sostenere che la norma favorisca Mediaset, così come nel caso delle quote pubblicitarie delle tv a pagamento, da ridurre al 12% entro i prossimi due anni (le lamentele più forti, in questo caso, provengono da Sky, che denuncia la volontà di indebolire le reti satellitari a favore del digitale, sempre di Mediaset).
Da sottolineare come le commissioni gestite dai rappresentanti di governo abbiano ignorato la questione-Sky e il quella del conteggio dei programmi per il tetto antitrust. Lacuna che non ha mancato di suscitare le proteste dell’esponente del Pd Paolo Gentiloni: “Le modifiche sono largamente insufficienti. Due nodi vengono completamente ignorati: la riduzione della pubblicità per Sky e il conteggio dei programmi per il tetto antitrust, entrambe misure a favore di Mediaset”.
Scontento anche Roberto Rao, dell’Udc: “C’é stato un evidente tentativo di varare una riforma di sistema al di fuori delle aule parlamentari: questa forzatura è un dato negativo”.