Retequattro e il coraggio di Agatha Christie

la tv da i numeri

05/02/2010 11:30

Di Giorgio Bellocci


Il “freddo” dato degli ascolti conferma i dubbi che avevo esposto la scorsa settimana sulle prospettive di tenuta di “Barbareschi Sciock”: dopo un avvio con il 2,24% di share, la seconda puntata ha fatto anche peggio attestando il gradimento a quota 1,51% (con 339.000 telespettatori). Ritengo profondamente ingiusto che sia l’auditel a dettare legge, ma visto che il mercato televisivo ne è succube non si può fare a meno di ribadire stupore per l’apertura di credito data da La7 a Luca Barbareschi con ben dodici puntate dello show concordate.

 

E ora? Ci vorrebbe il fiuto di Hercule Poirot (o di Agatha Christie, sua geniale “mamma”) per sbrogliare la complicata matassa... In Rai e a Mediaset non avrebbero avuto la minima esitazione a lanciare un ultimatum alla produzione (che per altro non può fare miracoli). Su La7 forse è sopportabile anche una terza delusione (facciamo gli scongiuri), ma dopo? Fossi in Barbareschi, per salvare il salvabile, proporrei uno slittamento nella seconda serata. Soluzione non disdicevole e percorribile, pure con qualche mal di pancia per gli investitori. Confesso che la vicenda mi appassiona, anche perché ho simpatia per Barbareschi.

 

Seguiamo gli eventi... Intanto proprio Poirot ha ravvivato per tre domeniche il prime time di Retequattro: tre film tv tratti da omonime opere di Agatha Christie. Veramente tra le migliori della sua produzione, a parere personale di fan... Già trasmessi dal canale Hallmark (bouquet di Sky), le tre fiction hanno per altro ottenuto un discreto gradimento (la media è di un milione e mezzo di utenti, con quasi il 7% di share).

 

Non sempre le numerose trasposizioni cinematografiche o televisive dei romanzi della Christie hanno goduto di processi produttivi e di performance recitative all’altezza. Anzi, il più delle volte era evidente una certa superficialità (e non penso ovviamente al capolavoro Assassinio sull’Orient Express). I film tv trasmessi da Retequattro, realizzati nel 2008, spiccano per l’eccellente regia (fotografia scintillante, montaggio efficace e perfino spiazzanti inquadrature).

 

Tra questi “Alla deriva” e “Sono un’assassina”, tratti da testi scritti rispettivamente nel ‘48 e nel ‘66, sono perfetti esempi del vero plusvalore della Christie, mai troppo sottolineato da coloro che si soffermano sulla trama del giallo (a volte un po’ inverosimile, va detto): il coraggio, denotato in epoche lontane, di affrontare in modo esplicito temi quali la dipendenza da sostanze stupefacenti, l’aborto, la violenza coniugale e l’eutanasia. Grande la Christie!


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