Craxi carismatico malgrado i “craxini”

22/01/2010 10:39

Di Giorgio Bellocci

“Ma lei crede veramente che dietro alla sua vicenda si celi un complotto tra poteri forti, magistratura e apparati della politica?”... Ok, ecco un altro simpatico quiz: chi ha posto nel lontano 1996, con tono un po’ scettico, la fatale domanda a Bettino Craxi? Antonio Di Pietro nel corso del processo per “Mani pulite”?

 

Il giovane ma già arrembante Marco Travaglio nel corso di un’intervista dai contorni giustizialisti? Un comunista Doc come Valentino Parlato in un raro sguardo d’interesse de Il Manifesto verso tangentopoli? Nessuno tra loro, bensì un Bruno Vespa d’annata decisamente più propenso a domande scomode rispetto a oggi... Lo stesso anchorman ha mostrato nel “Porta a porta” di lunedì scorso vari frammenti dell’intervista trasmessa nella prima stagione del talk. Certo, all’epoca Craxi era già caduto in disgrazia e da un paio d’anni, con l’ascesa in politica di Silvio Berlusconi, la Rai stava conoscendo i primi scossoni dopo l’epoca del pentapartito.

 

Ma il nome di Vespa non venne mai catalogato come uno tra i preferiti nelle stanze del PSI, nemmeno all’epoca dell’alleanza strategica con la DC. Non alla stregua di quelli di altri professionisti che non hanno mai nascosto una sorta di liaison con Craxi. Penso a Giovanni Minoli o a Enrico Mentana e mi viene da dire che è stata una fortuna che l’ex leader socialista abbia puntato su di loro! Detto che Minoli ha presentato per “La storia siamo noi” uno speciale molto obiettivo verso l’operato del suo mentore (nessuna “beatificazione”), nel diluvio di parole e immagini dedicate a Craxi non sono mancate le performance dei “craxini”, vale a dire dei pasdaran “senza se e senza ma” che rasentano il medesimo senso del ridicolo dei “berlusconini”.

 

A “L’infedele”, per esempio, ho visto l’inquietante performance di Luca Josi che nel 1985, a diciannove anni, era segretario regionale dei giovani socialisti. In preda a un furore iconoclasta (percepibile anche nel documentario “Benedetto Craxi” da lui prodotto) Josi ha avuto toni sprezzanti non solo per gli odiati assenti in studio (i presunti carnefici del suo leader come Di Pietro e gli ex comunisti) ma anche per un imbarazzato Michele Serra lì in veste di libero giornalista. Così facendo Josi invita alla “beatificazione” relegando in secondo piano le cose positive fatte da Craxi (basterebbe pensare alla sua posizione illuminata ai tempi del caso Moro).

 

Per altro il percorso intellettuale di Josi è curioso se si pensa che oggi produce mediocri format televisivi con la sua Einstein Multimedia... da Nenni a Enrico Papi!

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