
13/11/2009 11:15
Il mondo dell’informazione, cartacea e non, si interroga sugli scenari futuri, chiamando in causa Schmidt il Ceo del motore di ricerca.
Mentre si infiamma il dibattito fra Google e Rupert Murdoch, che ha minacciato di togliere i contenuti delle sue testate dai risultati di ricerca di Google News, la Newspaper Association of America’s ha ospitato e chiamato in causa il numero uno del potente motore di ricerca per analizzare il difficile momento vissuto dall’universo del giornalismo.
Il Ceo di Google Eric Schmidt ha affermato senza mezzi termini che c’è solo una cosa che l’industria dell’informazione può fare per uscire dalla situazione stagnante in cui si trova: iniziare a innovarsi. “Io sono ottimista e voglio incoraggiare tutti gli attori del settore: pensate a cosa i lettori vogliono - ha affermato -. Loro sono il fine unico della produzione editoriale e se vi dimenticate di questo non arriverete da nessuna parte”.
La soluzione, stando alle parole di Schmidt, risiederebbe dunque in un mutamento di approccio da parte degli editori, troppo ancorati a una comunicazione tradizionale e incapaci di adattarsi alle nuove logiche imposte da internet. “E’ ovvio, dal mio punto di vista - ha proseguito - che la maggior parte della produzione giornalistica dovrebbe passare dalla rete. Internet assicura una diffusione cinque o dieci volte superiore alla carta stampata perché non ci sono costi di distribuzione” (il bastone).“Sono tuttavia impressionato - ha aggiunto - di come i giornali cartacei abbiano retto fino a oggi l’avvento del digitale e sono dispiaciuto di non essere stato in grado, come avevo promesso, di aiutarli in questa transizione” (la carota).
E’conscio dunque Schmidt del ruolo che internet ha avuto nei confronti del tracollo della carta stampata e che Google sta avendo nelle difficoltà riscontrate dagli editori nel monetizzare la loro attività online: i giornali cartacei perdono diffusione perché gli utenti scelgono di informarsi online e, qui entra in gioco BigG, il programma di aggregazione di notizie del potente gruppo californiano concentra al suo interno le sponsorizzazioni pubblicitarie rendendo difficile la sopravvivenza economica alle altre realtà presenti sul web.
Il consiglio del Ceo del motore di ricerca è di sfruttare le opportunità offerte dai dispositivi mobili e di studiare nuove tecnologie che permettano ai giornali di sviluppare attività alternative e parallele ad altri business.
Il giornalismo, sintentizzando lo Schmidt-pensiero, è arrivato sulle sue gambe fino a oggi in maniera apprezzabile ma non è più in grado di sopravvivere da solo o, quantomeno, di prescindere dalle nuove tecnologie. Google, sempre seguendo la linea del Ceo, ha provato ad aiutare il settore e a studiare un modo per garantire la sopravvivenza della carta stampata ma ha fallito. In merito alla situazione odierna online lo scenario è altrettanto chiaro: Schmidt è disposto a dare visibilità alle testate attraverso le sue piattaforme ma non sembra intenzionato a dividere la torta che più interessa agli editori: quella pubblicitaria. Si inserisce in questo scenario il consiglio finale, secondo il quale le testate web devono assicurarsi il fatturato mediante accordi con società che portino guadagni. Le possibilità, a livello ipotetico, sono svariate: da intese pubblicitarie particolari, sfruttando target e profili dei lettori-internauti, passando per sistemi di pagamento o micropagamento per i contenuti, fino all’integrazione con piattaforme di e-commerce. Il tutto, però, perdendo nella rete parte della propria autonomia.
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Eric Schmidt, classe 1955, è il Ceo di Google. Il suo rapporto con il motore di ricerca californiano è iniziato nel marzo del 2001. Ha assunto la posizione odierna nell’agosto del 2001. Gestisce il gruppo con i due fondatori Lerry Page e Sergey Brin. Fino a pochi mesi fa ricopriva un ruolo anche nel consiglio di amministrazione della Apple, aspetto che è stato giudicato lesivo della concorrenza fra i due colossi. Ha sostenuto Obama durante la campagna elettorale che da molti è stata definita vincente proprio grazie alla rete.
Di Giorgio Bellocci
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