Dopo le esternazioni di Rupert
Murdoch, secondo cui Google News e gli aggregatori di notizie sul web sono
"semplicemente dei ladri", e la manifestata intenzione di
eliminare i contenuti delle testate di News Corp dai risultati delle ricerche,
arriva la risposta di Google: "
I produttori di notizie
mettono i loro contenuti sul web perché vogliono che vengano trovati, per cui sono in pochi a non inserire il loro materiale su Google news e sul motore di
ricerca. Se ci chiedono di non includere del materiale, non lo facciamo”.
Il messaggio è chiaro, e ribadito:
"Se un editore vuole che i suoi contenuti siano rimossi da Google News non deve fare altro che chiedercelo”. Il primo motore di ricerca al mondo
tiene tuttavia a chiarire che considera il suo servizio di pubblicazione delle notizie e il motore di ricerca delle
“tremende fonti di promozione”
per chi produce notizie, poiché consentono di avere
“circa 100 mila click al minuto”. Numeri che Murdoch difficilmente
ignora e dei quali ha tenuto conto quando, ad esempio, ha sottoscritto
un accordo con Google per l'indicizzazione di parte dei contenuti premium del
Wall Street Journal. Numeri che si trasformano in percentuali degne di nota per qualsiasi editore online, se si analizza il traffico proveniente
esclusivamente da Google News e dagli aggregatori di notizie in generale.
Numeri che diventano approccio alla professione
giornalistica, se si considera come le ferree leggi di indicizzazione di Google stiano mutando il linguaggio degli addetti ai lavori e non.
E' indubbio che il motore di ricerca californiano abbia nelle sue mani e fra i suoi algoritmi il monopolio della raccolta pubblicitaria in rete
e lo sfogo di Murdoch, perchè di sfogo si è trattato, è in questo senso più che comprensibile.
Per scardinare il labirinto, o imparare a destreggiarsi al suo interno, che BigG ha strutturato da tempo e
monetizzare la produzione editoriale in rete ci vuole di più di una momentanea dichiarazione di guerra. Ci vuole un'idea. E anche in
questo senso, non essendo Murdoch ancora arrivato ad alcuna soluzione, lo sfogo è più che comprensibile.