29/05/2009 15:25
Si è svolta in questi giorni, a Chicago, una riunione riservata ai manager dei più importanti
quotidiani americani, tra cui Gannett, New York Times Co., Scripps, Hearst. All’incontro hanno partecipato anche esperti di antitrust, per valutare le
conseguenze legali di eventuali alleanze tra i media per proteggere le news online.
Secondo quanto ha riferito il magazine specializzato Editor and
Publisher, a promuovere l’iniziativa è stata la Newspaper Association of America (l’organizzazione degli editori dei quotidiani),
sulla scia di audizioni che si sono tenute in Congresso sul futuro della carta stampata.
Futuro su cui gli addetti ai lavori continuano a rilasciare
dichiarazioni pubbliche d’intenti.
Il fronte del no all’informazione gratuita sul web trova nuovi adepti. Tra questi, Walter
Isaacson, presidente dell’Aspen Institute ed ex numero uno di Cnn e Time, secondo cui sono romai diverse le idee utili per far fruttare le news a
pagamento su internet: “Il problema non é solo quello di salvare i quotidiani - ha detto Isaacson - bensì di salvare il giornalismo e più in
generale (e più importante) la creatività digitale in genere. Qualsiasi cosa venga creata, nel lungo periodo deve avere un modello di business che la
sostenga”.
Promotore ufficiale della campagna ‘giornalismo online a pagamento’ è da sempre Rupert Murdoch. Il
fondatore di News Corp., colosso del settore, pensa che ci vorranno tra i 10 e i 15 anni perché i lettori abbandonino completamente i giornali in materiale
cartaceo e che, durante questo tempo, sia necessario convertire i siti gratuiti in spazi in abbonamento.
“Al posto di un giornale
stampato su carta, il lettore ne potrà avere uno impresso su dispositivi mobili che capteranno i contenuti di un intero giornale attraverso
collegamenti senza fili, e saranno aggiornati ogni ora o al massimo ogni due ore”, ha detto Murdoch, secondo cui l’integrazione del web con i
nuovi dispositivi mobili frutterà parecchie entrate ai giornali.
L’informazione su internet è, ne più ne meno secondo il logico
ragionamento del magnate australiano, un mercato, e come tale va regolato, protetto, portato al profitto. Difficile però immaginarsi la rete
di giornali online completamente riservata agli utenti paganti.
Certò è che l’editoria è in rivoluzione per inerzia.