
19/05/2009 16:39
Vincere, di Marco Bellocchio, era l’unico film italiano in concorso al 62isimo Festival del cinema di Cannes, ma non sembra aver
convinto del tutto i critici presenti ieri alla prima proiezione dell’opera.
Il regista piacentino ha voluto raccontare una delle storie
laterali (e per molto tempo nascosta) del ventennio fascista: quella di Ida Dalsèr, prima fiamma di Benito Mussolini (all’epoca direttore del
quotidiano socialista l’Avanti!) e madre del primogenito del futuro Duce, Albino, ripudiato poi dal padre così come ripudiata fu la Dalsèr.
La donna (Giovanna Mezzogiorno), una volta scontratasi con Mussolini (Filippo Tini) e rimasta completamente sola, fu
più volte definita matta dal nuovo uomo simbolo d’Italia, e cominciò un calvario fatto di ospedali psichiatrici, del distacco forzato dal figlio,
dell’ossessione per l’amore perduto e dell’avversione del Duce per quello che era, in tempo di dittatura, uno scandalo da nascondere.
Bellocchio mira a legare pene private e stravolgimenti pubblici dell’Italia di quegli anni, che dall’afflato d’inizio Novecento (il paese
appena formato, gli spettri del primo conflitto mondiale) passa al biennio rosso dei grandi scioperi e delle rivolte sociali (1919-1920), e in breve si veste del
fascio littorio.
Una vicenda sentimentale specchio del paese, insomma. Una drammatica storia personale su cui si rompe definitivamente il silenzio, che
però non ha conquistato il pubblico scelto della Croisette, tiepido negli applausi di fine visione.
Anche se i pronostici
inseriscono Vincere e Bellocchio tra i favoriti alla Palma d’Oro.
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