
18/05/2009 17:02
Difficile per Lar Von Trier passare inosservato. Il regista danese sbarca al Festival di Cannes
per presentare la sua ultima opera Antichrist e, nel bene e nel male, la Croisette non può che fare i conti con il suo cinema e la sua posa non convenzionale.
“Dario Argento chi?” abbozza il cineasta in conferenza stampa, per poi assistere alle risa degli spettatori, che
reagiscono con ironia alle incongruenze del suo film in concorso: inizio tragico, promesse torbide tra sesso e personaggi sulfurei, trama balbettante e
comicità involontaria in alcuni passaggi (animali stregati dotati di parola e sequenze masturbatorie in paesaggio agreste lugubre).
Niente a che vedere con l’atmosfera tagliente e profonda di Dancer in the Dark, che gli era valsa la Palma d’Oro nove anni fa. Von Trier dice di aver usato la pellicola come terapia antidepressiva, un esercizio salutare e poco più, insomma. Difficile pensare il contrario.
Altra sorte, invece, per Johnnie To, caposaldo del cinema di Hong Kong che ha presentato Vengeance, action movie dal taglio poliziesco con protagonista il rocker francese Johnny Hallyday. Il film, accolto da applausi entusiasti, racconta la storia di un padre vendicativo e crudele che, mentre convive con amnesie e vuoti di memoria provocatigli da un proiettile nel cervello, mette in atto una sanguinosa vendetta contro le Triadi asiatiche.
Consensi anche per Looking for Eric, lungometraggio del britannico Ken Loach che racconta la struggente vicenda di un postino fuori servizio che, in un momento buio della sua vita, si rivolge al suo idolo (e ex calciatore) Eric Cantona.
Il resto è stato
poca cosa, tra le critiche negative alla pellicola Non ti voltare, con protagoniste Sophie Marceau e Monica Bellucci, la Woodstock e la storia hippie
raccontata dai toni solari di Ang Lee, e il doveroso omaggio a un nome importante del cinema italiano come Pietro Germi (con il documentario di Claudio Bondì
Il bravo, il bello, il cattivo).