Berlusconi a Porta a Porta: contraddizioni da plebiscito

06/05/2009 12:41

Vorrei che la storia del divorzio rimanesse nella sfera privata”. Così si era espresso pochi giorni fa Silvio Berlusconi riguardo i problemi familiari che lo hanno nuovamente portato alla ribalta delle cronache mondane e non d’Europa.

Detto e, come da tradizione (e da strategia comunicativa), contraddetto. Ieri sera, il presidente del Consiglio si è presentato a Porta a Porta, per una puntata a lui dedicata. A dire il vero, il salotto di Bruno Vespa avrebbe dovuto trattare altre faccende ma, una volta saputa della volontà di Berlusconi di presenziare, per parlare del ‘caso-Lario’ e delle ultime questioni politiche, il conduttore ha rivoluzionato i piani, imbastito un veloce canovaccio, e lasciato il palcoscenico al  l’uomo di Arcore, nelle sue molteplici maschere.

L’accusatore.
Di qualunque cosa e chiunque non gli dia ragione. Una ragione aprioristica, che non prevede dunque nessun tipo di argomentazione, così come non lo prevede l’accusa alla controparte. Nel caso specifico: la moglie Veronica sarebbe stata “manipolata” dalle “gazzette della sinistra”, che le avrebbero fatto bere “due assolute falsità”. La prima, che le liste del Pdl per le elezioni europee traboccassero di vallette e derivati televisivi abituate a mostrare la pelle più che l’intelletto; la seconda, che fosse dedito alla frequentazione di ragazzine minorenni.

Tutto falso - dice - nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un'assoluta falsità”, giustificando la successiva rivoluzione delle liste con la necessità di ridurre i candidati da 100 a 72.

L’attore.
Adesso parlo io” dice lo schermo alle spalle di Berlusconi. E, onestamente, non si vede come avrebbe potuto essere altrimenti. In collegamento da Milano presenzia Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, senza troppe possibilità di intervenire, mentre Vespa scandisce il ritmo del lungo monologo del presidente del Consiglio. Episodi di vita vissuta, taglio ironico ma mai autoironico, tra memorie di applausi e riconoscimenti pubblici e privati. L’album fotografico di famiglia (allargata) commentato nei dettagli.

Il salotto di Raiuno diviene un proscenio, il premier lo sa bene, e non impiega molto a sfruttare l’occasione per ribadire le linee guida della sua campagna elettorale.

L’intricato gossip matrimoniale fa da volano per altri, più importanti, argomenti.

Il politico.
Tra un anatema e l’altro, Berlusconi inserisce abilmente piccoli spot per il Popolo della Libertà, ribadendo lo spessore del suo operato anche in questo difficile periodo di crisi economico-sociale. “La mia popolarità è salita al 75%” dice prima di spiegare didatticamente le tecniche di composizione delle liste elettorali del Pdl, fondate sul mantra ‘giovani-donne-assolutamente valide".

Promesse sulla ricostruzione in Abruzzo: dati tecnici e non, numeri che ricordano l’impatto del dramma ma che lasciano poco spazio a programmi dettagliati per il futuro prossimo dell’area colpita dal terremoto. In studio, il direttore de Il Messaggero e il giornalista Sansonetti hanno ruolo marginale, pongono quesiti generali mai troppo impegnativi.

Pillole di economia per scacciare i fantasmi della recessione: “Ci sono segnali sulla crisi che inducono alla fiducia [...] Lo Stato è vicino ai precari [...] Il governo ha i fari accesi sulle banche, che stanno facendo degli utili anche eccessivi. Devono sostenere l’economia, sostenere chi investe e chi produce”.

La crisi è in gran parte psicologica argomenta il premier, ricordando l’importanza della pubblicità a sostegno dei consumi. Psicologia e giochi linguistici che rilanciano l’immagine accessibile del Cavaliere.

Un padre-patriarca, insomma. Non solo quando racconta delle feste del diciottesimo compleanno dei figli, per rispondere all’accusa della consorte di aver trascurato i festeggiamenti della prole, ma anche quando parla dei suoi candidati e delle sue candidate. Berlusconi si ripropone come figura paterna affidabile, premurosa, definendosi “straordinario” nel rapporto con gli eredi ( “mi amano”) e (per traslazione) con gli italiani che continuano a dargli fiducia. Ribadisce la sua generosità e popolarità, nel senso di condivisione del sentire popolare, senza mai confondersi però con il popolo ( “Se non esprimessi la mia capacità e volontà di stare con gli umili non sarei me stesso”).

Benevolo e rassicurante, solido, sicuro di sé
(la verità in tasca, impossibile per altri), vittima dell’ennesimo maltrattamento mediatico: così appare Berlusconi nei diversi spezzoni della sua apparizione a Porta a Porta. Un interessante esperimento di politica familiar-nazionale che resiste quindici anni e tramuta in consenso le proprie contraddizioni.

In attesa del successo leva una tempesta di polvere, confonde e rimodella (con chi glielo consente, mentre rifugge il contraddittorio). Poi la polvere torna a terra. Le luci dello studio si spengono, il pubblico ricorda il sorriso, il volto disteso e abbronzato.

Due milioni e 700 mila spettatori in seconda serata. 33,6% di share. Alla prossima puntata.
  1. maria  May 6, 03:24 PM

    coadiuvata va bene, da sola non credo sia in grado di reggere tanto