Editori contro aggregatori news

10/04/2009 11:07

Gli editori contro gli aggregatori di notizie, portali che sfruttano l lavoro delle agenzie di stampa senza curarsi del diritto d’autore.

La questione del diritto d’autore e del suo rapporto con internet si arricchisce di un altro capitolo. Questa volta sono gli editori di tipo giornalistico a essere sul piede di guerra.

I colossi dell’informazione hanno deciso di lanciare un’offensiva contro i celeberrimi aggregatori di notizie, portali e sezioni dei più importanti motori di ricerca della rete, che riprendono gli articoli delle agenzie senza valorizzare il nome di chi produce i contenuti originali. La protesta non nasce ora, ma riporta a galla vecchi strascichi tra giornalisti di prima linea ed elaboratori delle notizie sul web.

La contingente crisi dell’editoria contribuisce a rendere la situazione ancor più difficile: le agenzie e i quotidiani tradizionali, che investono risorse preziose nella produzione di materiale originale, vogliono mettere ordine alla caotica situazione della rete, iniziando a punire chi riprende e distribuisce i contenuti senza offrire nulla in cambio.

Contro le disfunzioni del mare magnum web si è schierata Associated Press, agenzia statunitense e nome di spicco del giornalismo mondiale: “Non possiamo più permetterci di stare fermi a guardare chi ci sta togliendo il lavoro” dice Dean Singleton, presidente di Ap. Singleton ha così annunciato la strategia della società Usa, che sfrutterà avanzati strumenti informatici: un software permetterà di tracciare chi utilizza illegalmente le notizie, mentre un motore di ricerca premierà le fonti che produrranno news originali.

Associated Press, anche per tutelare e privilegiare i suoi 6.700 membri che hanno stipulato contratti legali per lo sfruttamento dei contenuti prodotti dall’agenzia, ha in programma una serie di azioni legali contro chi pubblica stralci dei suoi comunicati per poi rimandare all’autore solamente con un link (come fanno Google News e i siti di alcuni quotidiani web). “Pensiamo che sia fondamentale aiutare i nostri membri durante questo periodo estremamente difficile - continua Singleton -. E’ frustrante vedere il modo in cui dilettanti e professionisti si appropriano dei contenuti di Ap”.

Sul banco degli imputati ci sono domini noti dell’informazione via internet: Huffington Post, Daily Beast e Drudge Report sono tra le pagine online più celebri degli Stati Uniti, e rivaleggiano con le più importanti testate di origine cartacea per numero di visitatori mensili, pur non producendo autonomamente i propri articoli.

Il nome eccellente contro cui le agenzie e i quotidiani lanciano il proprio anatema è però quello di Google. La compagnia di Mountain View, grazie a un sistema di aggregazione automatica che indicizza le notizie direttamente dal proprio motore di ricerca, genera un introito pubblicitario notevole senza nemmeno avere una redazione nei propri uffici.

Questo ha scatenato le ire di The Guardian e The Wall Street Journal. Il giornale britannico ha definito Google “una minaccia immorale che sta costruendo un monopolio globale, senza offrire alcuna alternativa a chi crea contenuti”. Il foglio economico ha invece attaccato il portale attraverso le parole del magnate-editore Rupert Murdoch, che ha apostrofato il colosso californiano come “un parassita” tramite cui la maggior parte degli utenti “non associa un contenuto al suo creatore”. Murdoch ha delineato quello che secondo lui sarà il futuro dell’informazione sul web: a pagamento, con il ritorno delle testate più importanti che investiranno sull’online, (ri)creando una sorta di quarto potere 2.0.

Nonostante gli strali degli editori, non sembra esserci un vero progetto unitario per la regolamentazione di internet nel campo dell’informazione. Le critiche al grande nemico Google sembrano scordarsi dell’accordo firmato tra il colosso informatico e alcune agenzie (tra cui la stessa Ap) tre anni or sono, per la condivisione delle news. Si potrebbe migliorare il sistema di indicizzazione, ponendo in testa alla lista le notizie originali.

Ma l’ennesimo scontro sul copyright, tra produttori e rete internet (con le sue regole non scritte e la sua struttura decentrata, che sovverte la precedente società dei media) sembra una battaglia persa in partenza. Qualcuno ha mai visto Don Chisciotte avere la meglio sui mulini a vento?

• Stefano Pini

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