16/03/2009 15:28
Alla crisi economica gli italiani rispondono restando sempre di più davanti allo schermo della televisione:
immagini poco impegnative che richiedano bassi livelli di attenzione, commedie e svago. Secondo i dati forniti da Eurisko, la crescita riguarda tutta
l’offerta televisiva: quella generalista, le pay tv, sport e intrattenimento su tutto e tutti.
I telespettatori sono cresciuti del 9% tra
il 2007 e il 2008, arrivando a toccare quota 45 milioni e 605 mila. Nello stesso periodo, il tempo complessivo dedicato al vecchio tubo catodico è
aumentato del 27,6%, con picchi nei mesi di novembre e dicembre 2008. “
La crisi incide pesantemente non solo sugli atteggiamenti e
comportamenti di scelta dei prodotti materiali e immateriali - dicono da Eurisko
- Il pubblico, per una serie di concause, ha più schermi accesi e
segue di più determinati generi”.
La recessione porta con sé la voglia di racconti, storie e immagini che compensino le paure
incombenti. Le televisioni raccontano, fanno storytelling e info-tainement (informazione spettacolo) anche nei peggiori aggiornamenti quotidiani sulla situazione
economica mondiale. I piccoli schermi rappresentano e riportano il reale a tinte alterate: per assolvere alla necessità di calmare gli animi agitati? Per
indirizzare consenso e consumi?
Dopo alcuni dati rivelati la settimana scorsa riguardo il preoccupante aumento dello
spazio dedicato alla
cronaca nera, triplicato sulle reti Mediaset negli ultimi anni, cui però non corrisponde un aumento reale dei crimini commessi, ogni interrogativo
è giustificato.
I dati Eurisko smentiscono l’ipotesi di declino della centralità del mezzo televisivo che era stata avanzata negli anni
scorsi, e rivelano di nuovo la scarsa onestà intellettuale degli agenti in causa (tv e spettatori) nell’affrontare il (difficile) contesto reale.
Senza facili moralismi: lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.