Tecnologia: ora si risparmia

21/03/2008 09:00

L’Italia ha bisogno di innovazione. Lo afferma Assinform che rileva come la Pa investa sempre meno in IT

Famiglie battono imprese +19,5% a +1,9%. Sono i dati anticipati da Assinform relativi alla spesa It nel 2007. In calo la domanda della Pa con - 0,6%. Sono raddoppiati gli accessi a banda larga e l’uso di internet per servizi online (turismo, banche, e-commerce, intrattenimento, informazione, cultura), ma i siti pubblici sono sempre più ignorati. Assinform segnala anche una riduzione degli investimenti in infrastrutture Tlc: -4,7% nel 2007 rispetto al 2006, a fronte di un mercato mondiale che cresce del 4,1%. “Gli italiani hanno una vera e propria fame d’innovazione e appaiono ben più lungimiranti di chi amministra la cosa pubblica” avverte il presidente di Assinform Ennio Lucarelli. Le imprese nel 2007 hanno investito oltre 16 miliardi di euro in It e le famiglie hanno speso, nonostante la contrazione generale dei consumi, oltre 1 miliardo di euro per dotarsi di tecnologie innovative. La Pa si ferma a 3 miliardi. Sono “risultati di un’informatica che continua a essere applicata al di fuori di ogni criterio concorrenziale, scelta non attraverso selezioni sulle migliori offerte, ma per aumentare l’occupazione politica del mercato, si vedono in un e-government che non decolla, anzi arretra” sottolinea Lucarelli che rivela come emerga “un fallimento della politica pubblica sull’informatica”. Nonostante ci sia stata un’inversione dei trend di investimento, “ai ritmi attuali e nella prospettiva di ulteriore rallentamento dell’economia, il nostro divario con l’estero non solo non è destinato a ridursi, ma rischia di approfondirsi. Nel 2007 il mercato mondiale dell’It è cresciuto del 5,9%, quello delle Tlc del 5,2% e gli investimenti in infrastrutture di rete del 4,1%” dice Lucarelli. Nel nostro paese si può e si deve fare di più: “Il progetto Industria 2015, che auspichiamo venga mantenuto dal prossimo Governo, rappresenta una buona piattaforma di partenza, ma non basta”.

In generale nel 2007 il mercato aggregato dell’ICT (informatica + telecomunicazioni) ha raggiunto i 64.390 milioni (+0,9%): ha pesato una stasi del comparto delle telecomunicazioni. Questo settore (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) si è mosso con lentezza (+0,4%, contro il +2,1% dell’anno prima), sostenuto dalla sola componente dei servizi su rete mobile, non è andato oltre ai 44.200 milioni. Il comparto dell’informatica  è invece cresciuto del 2%, a quota 20.190 milioni, manifestando una maggiore vitalità anche rispetto al 2006, quando aveva registrato un +1,6% grazie alla crescita della domanda di apparecchiature (hardware, +4,8%) e di personal computer (+13,1% in unità e +5,5% in valore). Il nostro paese resta però indietro rispetto alla media mondiale (+5,5%), nonostante l’interesse diffuso all’information technology. Dal 2005 al 2007, la penetrazione del cellulare nelle famiglie italiane è infatti passata dall’80,8 all’85,5%, quella del PC dal 43,9% al 47,8% e quella di internet dal 34,5% al 38,8%. Secondo Assinform manca “un quadro di riferimento che favorisca l’uso dell’ICT in chiave di innovazione nel  sistema produttivo”. Nel 2007 il mercato italiano dell’informatica (IT) ha raggiunto i 20.190 milioni in crescita del 2% sull’anno prima. La domanda consumer è cresciuta del 10,5%, raggiungendo una quota di mercato complessiva del 5,2% sulla spinta della domanda di personal computer (PC).

Per il 2008 è prevista una crescita del mercato ICT (aggregato informatica e telecomunicazioni) di circa l’1,9%, di un punto percentuale in più rispetto al 2007. Il relativo miglioramento porterà il mercato ICT al valore complessivo di 65.643 milioni, ma si confronterà con tassi più sostenuti attesi in tutti i paesi guida dell’Europa. I risultati saranno trainati da una ripresa sul fronte delle telecomunicazioni. Per queste ultime è prevista una crescita del 2,1%, mentre per l’informatica, l’attuale situazione congiunturale lascia presagire una crescita lievemente inferiore a quella del 2007 e pari all’1,6%.  

• Simona Montella