
01/02/2008 09:00
E’ continuata nel 2007 la strage di giornalisti nel mondo, ma c’è qualche speranza per il futuro. Parola di Insi
2007, anno di massacri per i giornalisti nel mondo. L’International News Safety Institute (Insi) riporta che lo scorso anno sono stati uccisi 171 giornalisti e altri professionisti dei media. Secondo l’associazione, con oltre tre morti a settimana, il 2007 è stato l’anno peggiore da quando l’International Federation of Journalists (Ifj) ha cominciato a tenere traccia dei dati all’inizio degli anni ’90. “Il pedaggio di morte è spaventoso, inaccettabile e sta peggiorando” sottolinea il direttore dell’Insi Rodney Pinder. L’istituto afferma che le circostanze legate alla morte dei giornalisti sono spesso poco chiare: solo un caso su dieci è sottoposto a indagini e regolarmente perseguito. Lo scorso anno almeno cento sono morti in scontri a fuoco, uno assassinato con cinquanta pallottole, venti durante un bombardamento, quattro picchiati a morte, due con la gola tagliata, uno torturato a morte e due asfissiati.
L’Iraq è stato ancora una volta il posto peggiore per i rappresentanti dei media con 65 morti. Tutti, tranne un fotografo russo, erano iracheni, gli “eroi non celebrati” della copertura della guerra secondo l’Insi. Dall’inizio del conflitto nel 2003, almeno 236 giornalisti hanno perso la vita in Iraq. Al secondo posto per numero di morti si classificano gli Stati Uniti dove otto morti su nove sono state provocate da incidenti, da ricordare i quattro morti durante la collisione di due elicotteri a Phoenix, in Arizona, lo scorso luglio.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di
corrispondenti di guerra ma di giornalisti locali che hanno ‘irritato’ le autorità del posto. L’Insi sottolinea che esiste una magra
consolazione: il numero di giornalisti uccisi per il loro lavoro è diminuito per la prima volta negli ultimi anni, dai 133 del 2006 agli attuali 120.
“In queste circostanze orribili - afferma Pinder - ci dobbiamo aggrappare a qualsiasi cosa, ma è leggermente incoraggiante vedere la diminuzione del
numero di morti sospette e notare una sensibilità sempre maggiore su questo argomento da parte della comunità internazionale”. “Senza
dubbio il 2007 è stato terribile. Ma ci sono state alcune azioni incoraggianti che, se avranno seguito in modo onesto e costruttivo, potrebbero rendere questo
l’anno della svolta”. Lo scorso mese l’Insi insieme all’Ifj e alla European Broadcasting Union hanno fatto appello alle Nazioni Unite per
avere una maggiore protezione per i giornalisti. Sette paesi (Australia, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Francia, Germania e Usa) si sono impegnati a migliorare
la sicurezza dei giornalisti che coprono i conflitti e a combattere l’impunità per coloro che colpiscono i reporter.
Non sono più ottimistici i dati di Reporters Sans Frontières: ottantasei giornalisti e 20 assistenti dei media uccisi (una crescita del 244% rispetto al 2006), 887 giornalisti arrestati, 1.511 minacciati o attaccati fisicamente, 67 rapiti e 528 media censurati. Per quanto riguarda il web Rsf riporta 37 blogger arrestati, 21 attaccati fisicamente e 2.676 siti web chiusi o sospesi.
Neppure in Italia i giornalisti possono stare tranquilli. Nei giorni scorsi Giuseppe Maniaci, direttore di TeleJato, è stato preso a calci e pugni a Partinico per il suo impegno contro la mafia. Secondo il
giornalista l’episodio sarebbe collegato alla messa in onda su TeleJato di un servizio sui lavori che il comune di Partinico ha avviato su un terreno in zona
Vallegrande dove si trovavano alcune stalle di proprietà dei Vitale confiscate dallo Stato. TeleJato copre un territorio di 20 comuni e ha un bacino di circa
150mila telespettatori. La tv trasmette spesso inchieste giornalistiche sulla mafia e sul territorio di Partinico.
Anche coloro che si esprimono sul web non
se la passano meglio. In Birmania un popolare blogger, che appartiene al partito del premio Nobel Aung San Suu Kyi, è stato arrestato a Yangon per aver
violato i duri controlli del paese su internet. Il blog di Nay Phone Latt è scritto in birmano e in stile romanzesco. Veniva usato come forum per
discutere delle difficoltà della vita quotidiana. La giunta birmana esercita un forte controllo su internet, impedendo l’accesso a nuovi siti e a
servizi di e-mail come quelli di Yahoo o Hotmail. A scatenare il giro di vite contro il web le proteste del settembre scorso: internet era diventato il mezzo per
diffondere informazioni sulle violenze subite da monaci e civili.
• Simona Montella