Un Salone per il libro, tra carta e digitale

Un Salone per il libro, tra carta e digitale

22/05/2014 14:17

Cinque padiglioni, sfilate di autori e di politici, dibattiti, serate musicali, un'app scaricata già da 25mila utenti, lounge bar, Ecolunch Box e tutta Torino coinvolta, oltre al Lingotto. S'inaugura oggi la 27ma edizione del Salone internazionale del libro di Torino, cinque giorni di kermesse con il ministro della Cultura Franceschini al taglio del nastro. Dopo la Buchmesse di Francoforte, è la seconda fiera libraria in Europa per numero di espositori e l'edizione 2014 porta 53 case editrici in più del 2013. La fiera della scrittura prospera dal 1988 a dispetto del calo dei lettori. Ci si può ubriacare di idee passando tra gli stand colorati di manifesti e di copertine. Si possono incontrare gli autori più amati, come Ramin Barhami e Jean Clair. Si può meditare sul tema conduttore di quest'anno, il Bene, nelle implicazioni filosofiche, etiche, storiche, letterarie, neuroscientifiche. "Bene in vista", recita il logo. Una trascendenza che si aggancia all'uomo più popolare dell'anno, papa Francesco. E infatti è la Santa Sede l'ospite d'onore 2014. Con uno spazio espositivo che riproduce il selciato di piazza San Pietro e il cupolone nel progetto originario del Bramante. Ma in tutto questo bailamme di libri di carta la grande domanda resta: che fine faranno, lasceranno davvero il passo agli e-book? Statistiche e indagini di mercato riferiscono che in Usa l'anno in corso segnerà il sorpasso del libro digitale sullo stampato e già nel 2012 il guadagno da e-book ha sfondato la soglia di due miliardi di euro. E l'Europa? Guidano il comparto, anche se molto indietro rispetto agli Usa, Regno Unito e Germania. Lenta l'Italia: il libro digitale è cresciuto in termini di titoli disponibili (63mila nel 2011), di quota di mercato (tra il 2,7 % e il 3% riferita ai canali trade 2013) e di titoli venduti, ma con fatturati modesti che non sostituiscono le perdite di vendite nei canali fisici. 

Riconoscere al Salone lo status di bene culturale immateriale, "al pari di un museo, di un palazzo storico o di un sito archeologico, con tutte le provvidenze di tutela, vincolo e valorizzazione previsti dalla legge". E' la richiesta avanzata al ministro della Cultura Franceschini dal presidente della fiera, Rolando Picchioni. "Riconoscere lo status di bene culturale immateriale significa che il Salone deve avere la tutela da parte dello Stato e la possibilità che si possa costituire con Mantova, con Roma e altre, la rete delle città del libro che è il modo più consono per difendere la lettura e il prodotto editoriale. In Francia esiste l'albo delle associazioni culturali, dobbiamo averlo anche in Italia, è molto importante".

Ma purtroppo i primi dati dell'indagine Nielsen sulle vendite di libri in Italia mostrano ancora un segno meno. Il 2013 chiude, confermando la tendenza dei due anni precedenti, in negativo con un -6,2% a valore nei canali trade (librerie, librerie online, grande distribuzione) e un - 2,3% a copie. L'anno scorso gli italiani hanno acquistato 2,3 milioni di libri in meno.  “Il libro non è finito, rimane il maggior consumo culturale che esista - dice Gian Arturo Ferrari, editore e presidente del Centro per il libro e la lettura. “Piuttosto, dobbiamo interrogarci su quale sia il ruolo dell’e-book in questo momento storico: cioè favorire il processo di acculturazione dell’umanità”. “Coloro che parlano di morte del libro non sanno bene di cosa stanno parlando. Il libro non solo non è finito, ma rimane il maggior consumo culturale che esista. Il salone, che è una manifestazione essenzialmente promozionale del libro e della lettura, di anno in anno migliora le sue performance: dal numero visitatori alla ricchezza dell’offerta”. La filiera si rinnova nei prodotti e si internazionalizza, accoglie le opportunità che il digitale le offre, nei processi e nei prodotti. Percorre da sola nuove strade per la promozione della lettura e per allargare il mercato o semplicemente per cercare di far sì che quel mercato non si restringa ulteriormente. Le librerie esplorano nuove formule, l'integrazione con il food ne è un esempio, per rispondere a un cliente che integra librerie fisiche con store on-line, letture di pagine con letture di pixel. Tutti tasselli di un cambiamento che, tra segni meno e segni più, evidenziano la sfida di identificare cosa rende l'editore distintivo, unico e insostituibile.

Dice Carlo Lottieri, dell'Istituto Bruno Leoni: L’e-book è il mezzo più adatto alla saggistica. L'Ibl è leader in questo settore, per esempio col testo di Nicola Rossi. Tutte le riviste accademiche sono ormai online, così come i testi universitari vengono scaricati dalla rete, dando facile accesso ai giovani sia per la formazione che per la pubblicazione. Se poi mi chiede come vorrei leggere un romanzo, rispondo: in cartaceo, per tenermelo in biblioteca, rileggerlo, accarezzarlo”. Fiammetta Biancatelli, che ha recentemente fondato Walkabout, agenzia letteraria con già trenta autori rappresentati e che sarà presente al Salone nello spazio business dedicato ad acquisto e vendita di titoli, distingue i generi da digitale e da cartaceo: “l’instant book va sicuramente in digitale, perché la pubblicazione su carta ha tempi più lenti, due-tre settimane. Il libro digitale poi facilita la lettura dei giovani, visto il loro consumo di iPad e tablet. Ancora, se l'e-book è in offerta, metti 99 centesimi come spesso fa Amazon, si compra comunque, pure se è un Carlotto d'antan. Insomma, un mercato che cresce, con numeri piccoli, ma che non sostituirà la pagina da sfogliare, come quella di un romanzo”.

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