Un Pulitzer per il Datagate

Un Pulitzer per il Datagate

13/05/2014 15:04

Come ogni aprile dal 1917, il 14 sono stati comunicati i vincitori dei premi Pulitzer, le più famose e importanti onorificenze del giornalismo mondiale. Si è parlato soprattutto del premio ricevuto dalle redazioni del Guardian e del Washington Post per il loro lavoro sui documenti resi pubblici da Edward Snowden sulle attività della Nsa, ma i premi vengono assegnati in 21 categorie diverse e non riguardano soltanto il giornalismo.

I premi Pulitzer infatti sono riconoscimenti per il giornalismo, la letteratura e la musica. Vengono gestiti e assegnati ogni anno dalla Columbia University di New York; i vincitori, tuttavia, sono scelti da un consiglio indipendente, il Pulitzer Prize Board. Ma chi era Joseph Pulitzer, vussuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 a cui è intitolato il riconoscimento? Era un immigrato americano di origini ungheresi che da semplice garzone di bottega divenne proprietario di diversi giornali, il più importante dei quali era il New York World. Pulitzer lo rese celebre grazie alla pubblicazione di articoli investigativi ed editoriali molto critici nei confronti del governo, dei politici corrotti e degli evasori fiscali. Nel 1904 propose di fondare una scuola di giornalismo e un premio per l’eccellenza nel giornalismo. Nel 1912, un anno dopo la sua morte, dando seguito alle sue ultime volontà fu fondata la Columbia School of Journalism, tutt’ora considerata una delle migliori scuole di giornalismo del mondo. Nel 1917 la scuola cominciò anche ad assegnare premi ai giornalisti che più si erano distinti per il loro lavoro: i premi Pulitzer.

Originariamente consistevano in quattro premi per il giornalismo, quattro per la letteratura e le arti drammatiche e uno per l’istruzione, più quattro borse di studio. Stabilendo le categorie e i termini dei premi, nel 1904, Joseph Pulitzer aveva però lasciato spazio agli amministratori del premio per poter cambiare e aggiornare i premi e i termini con i quali vengono conferiti, affinché i premi non perdessero la loro attualità e restassero al passo coi tempi. Negli anni il consiglio che amministra i premi ha più volte rivisto e aggiornato lo statuto e le regole di assegnazione dei Pulitzer: nel 1997 per esempio i giornali online furono inclusi tra quelli che potevano essere premiati. Oggi i premi Pulitzer vengono assegnati ogni anno in 21 diverse categorie. Di queste 14 sono dedicate al giornalismo, e le categorie sono: servizio pubblico, cronaca di una breaking news, cronaca investigativa, cronaca di racconto, cronaca nazionale, cronaca internazionale, miglior articolo non di cronaca, miglior commento, miglior articolo di critica, miglior editoriale, miglior vignetta, miglior fotografia di breaking news, miglior servizio fotografico. I 6 premi alla letteratura e alle arti drammatiche sono assegnati per il miglior romanzo, miglior opera teatrale, miglior libro di storia, miglior biografia, miglior libro di poesia, miglior saggio. Esiste poi un premio per la musica. Inoltre ogni anno vengono assegnate 5 borse di studio per gli studenti della Columbia School of Journalism. I premi al giornalismo vengono assegnati solo per lavori provenienti da giornali e siti di news statunitensi e non vengono considerati i lavori provenienti da testate giornalistiche appartenenti a radio e tv e dai rispettivi siti web. Anche i premi per la letteratura e per la musica possono essere assegnati esclusivamente a lavori pubblicati per la prima volta negli Stati Uniti. Tutti i premi consistono in 10mila dollari, fatta eccezione per quello che viene assegnato “a un giornale o a un sito di news per il suo eccellente servizio pubblico”, che prevede l’assegnazione di una medaglia d’oro. Le 5 borse di studio assegnate ogni anno, invece, hanno un valore di 7.500 dollari. Per ogni categoria, il consiglio che amministra i Pulitzer nomina una giuria a cui viene richiesto di formulare tre proposte per l’assegnazione del premio. La giuria, tuttavia, può formulare le sue raccomandazioni scegliendo solo i lavori che sono stati candidati al premio dalle varie redazioni giornalistiche degli Stati Uniti, che con diverse limitazioni e vincoli hanno questa prerogativa. Tra i lavori nominati dalle diverse giurie, i membri del consiglio scelgono il vincitore dei diversi premi. Joseph Pulitzer aveva esplicitamente scritto che “qualora nessun lavoro tra quelli nominati per i diversi premi avesse raggiunto gli standard fissati dal consiglio, quest’ultimo aveva il diritto di ritirare il premio per quella specifica categoria”. Capita di tanto in tanto: quest’anno non è stato assegnato il premio per il miglior articolo non di cronaca.

Il Datagate, le rivelazioni sugli abusi dello spionaggio dell'America di Barack Obama hanno conquistato il premio giornalistico: le redazioni del Guardian (che pur essendo inglese, ha una sede a New York) e del Washington Post hanno vinto per l’inchiesta sui programmi di sorveglianza della National security agency, scritte a partire dalle rivelazioni dell’ex collaboratore della Cia Edward Snowden. Una scelta dall'enorme significato politico che segna un punto di svolta sui limiti del diritto di cronaca e quelli imposti dalla sicurezza nazionale.  Com'è noto questi articoli che hanno sconvolto per settimane i rapporti tra la Casa Bianca e i suoi alleati europei e non, sono state resi possibili solo grazie alle rivelazioni di un giovane ex contractor costretto a vivere in esilio, a Mosca, e sott'accusa dal governo Obama. Un giovane che alcuni considerano un eroe, ma tanti altri, a partire dal governo Usa un traditore. "Questa decisione ci ricorda che ciò che nessuna coscienza individuale può cambiare, può farlo la libera stampa" è stato il commento di Snowden. Ma il Pulitzer, malgrado le pressioni, ha tagliato corto, assegnando agli autori dello scoop probabilmente del decennio il premio per la categoria servizio pubblico, una scelta evidentemente di grande autonomia e di oggettiva sfida al potere politico. La commissione spiega di aver premiato oggi chi "ha rivelato il programma segreto di sorveglianza di massa portato avanti dall'Agenzia per la Sicurezza nazionale, con articoli autorevoli e perspicaci che hanno aiutato il pubblico a capire come queste informazioni si inserivano nel quadro più ampio della sicurezza nazionale". Il premio indica le testate e non i singoli giornalisti, tuttavia tutto il lavoro è stato condotto da Barton Gellman del Washington Post e da Glenn Greenwald e Ewen MacAskill del Guardian, oltre alla filmmaker e giornalista Laura Poitras che ha lavorato con ambedue le testate. Felice il direttore del NewYorker, David Remnick: "Questo premio è la sintesi più alta, di cos'è il giornalismo di qualità il servizio pubblico". Ma questa edizione del Pulitzer, a parte la vicenda Nsa, è molto significativa anche per il ritorno sugli altari dei cosiddetti old media, con il Washington Post paradossalmente in mano a Jeff Bezos, il padre di Amazon, uno dei simboli della New Economy. Anche se è vero che il sito web del Guardian è diventato uno dei più popolari negli Stati Uniti. Il Boston Globe, ad esempio, ha vinto il Pulitzer, nella categoria breaking news, per la sua copertura dell’ ‘attentato alla maratona di Boston, di cui il 15 aprile si è ricordato il primo anniversario. Qualche mese dopo la strage, perfino Barack Obama, fece pubblicamente i complimenti a questa testata storica per il suo lavoro di quei giorni, lodando proprio il ruolo degli old media, troppo velocemente archiviato come obsoleto, dai fan scatenati dei new media, blog e altre realtà spesso egemoni nel panorama dei media.

Tra gi altri premi, a Chris Hamby del Center for public integrity per la sua inchiesta che ha svelato una truffa che coinvolgeva medici e avvocati e serviva a negare il risarcimento previsto dalla legge a minatori affetti da malattie ai polmoni per cause legate al loro lavoro. Per il giornalismo divulgativo premiato Eli Saslow del Washington Post per i suoi articoli sulla diffusione dei buoni pasto tra gli statunitensi a causa della recessione, attraverso i quali ha spiegato la diffusione della povertà in America. Nel giornalismo locale riconoscimento a Will Hobson e Michael LaForgia del Tampa Bay Times per le loro inchieste sulla condizione abitativa a Tampa e la situazione dei senzatetto; per il giornalismo nazionale David Philipps di The Gazette per i loro approfondimenti sulla condizione dei veterani di guerra, abbandonati dallo stato dopo il congedo dall’esercito mentre per il giornalismo internazionale Jason Szep e Andrew Marshall della Reuter i loro reportage sulla persecuzione della minoranza rohingya in Birmania.

Gli altri premi:

- Opinione: Stephen Hender, Detroit Free Press

- Critica: Inga Saffron, Philadelphia Inquier

- Editoriale: staff dell’Oregonian di Portland

- Vignette: Kevin Siers, Charlotte Observer

- Fotografia breaking news: Tyler Hicks, New York Times per la sua foto scattata durante gli attentati nel centro commerciale di Nairobi, in Kenya

- Narrativa: The Goldfinch di Donna Tartt

- Teatro: The Flick di Annie Baker

- Storia: The Internal Enemy: Slavery and War in Virginia, 1772-1832 di Alan Taylor

- Biografia: Margaret Fuller: A New American Life di Megan Marshall.

- Poesia: 3 Sections di Vijay Seshadri

- Saggistica: Toms River: A Story of Science and Salvation di Dan Fagin

- Musica: Become Ocean di John Luther Adams

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