Uber vs taxi, la guerra infinita

Uber vs taxi, la guerra infinita

29/05/2014 16:03

È un servizio che permette di prenotare un'auto con conducente via smartphone, utilizzando un'applicazione, il sistema di localizzazione e il pagamento con carta di credito. Funziona così Uber, l'app nel mirino dei tassisti milanesi che la giudicano illegale. Uber è partito quattro anni fa a San Francisco grazie a una start-up fondata l'anno prima da Garrett Camp e Travis Kalanick ed è presente ormai in ottanta città di tutto il mondo, in Italia a Milano e Roma. Ha superato un miliardo di dollari d'incassi, continua a espandersi e a pensare a una eventuale quotazione a Wall Street: al momento la valutazione si aggira su tre miliardi e mezzo di dollari. Uber ha già ricevuto capitali freschi per 307 milioni di dollari e tra gli investitori c'è anche Google. L'azienda di Mountain View ha rafforzato negli ultimi tempi la sua collaborazione: Uber si è impegnata ad acquistare da Google le sue vetture senza conducente, al momento in fase di test, mentre l'ultimo aggiornamento dell'app di Maps annovera anche le vetture di Uber che compariranno tra i mezzi a disposizione quando si cerca un itinerario. Il download dell'app per smartphone è gratuito, è disponibile per iPhone e dispositivi con sistema operativo Android: quando si apre appare una mappa che visualizza la nostra posizione e quella delle auto con conducente più vicine. Viene calcolato il tempo di attesa previsto e per la prenotazione basta un click. Il pagamento avviene con carta di credito e una volta terminata la corsa si può lasciare un commento sulla qualità del servizio. I prezzi sono di circa il 20% superiori a quelli dei taxi, ma l'app è stata ben accolta dai giovani e da chi ha più dimestichezza con la tecnologia perché cambia il modo classico con cui ci si sposta all'interno delle città. Tra l'altro negli Usa sta sperimentando anche nuovi servizi, come quello delle consegne da pony express in bicicletta, sempre con lo stesso metodo di prenotazione via applicazione dallo smartphone. Alla crescente popolarità del servizio è conseguita un'escalation di proteste dei tassisti in diverse città europee e negli Usa. 

Il caso Uber è il tormentone mediatico di questi giorni, ma vale la pena ricordare che la polemica era scoppiata già mesi fa. A Milano i tassisti sono scesi in piazza con i cartelli e con l’arma più potente a loro disposizione: uno sciopero di 24 ore, che ha lasciato a piedi i tanti cittadini che abitualmente usufruiscono del servizio. “Prima della protesta dei tassisti nemmeno lo conoscevo” scrivono parecchi utenti su Twitter, o ancora “io avrei preso il taxi, ma siete in sciopero: Uber no”. E se da una parte i sostenitori del nuovo servizio sfidano le autorità italiane a non darla vinta alla “lobby dei tassisti”, dall’altra parte i tassisti che hanno pagato cara la loro licenza se la prendono con il governo proprio perché consente a Uber di far loro “concorrenza sleale”, offrendo lo stesso servizio senza dover pagare nessuna licenza.

Dopo gli ultimi giorni caldi, la svolta pare essere arrivata: il ministro ha preso posizione. Maurizio Lupi, titolare delle Infrastrutture, alla fine del vertice tenuto a Milano con le istituzioni locali ha detto che il noleggio con conducente con app fatto da Uber si può configurare come “esercizio abusivo della professione di tassista”. Le dichiarazioni di Lupi hanno un fondamento legale, sulla cui base in queste ore dovrebbero partire i controlli annunciati dal ministro per tutelare i tassisti e la qualità del loro servizio dalle invasioni che Uber ha cominciato a fare, partendo da Milano. La differenza sostanziale tra il servizio di noleggio con conducente e quello di taxi sta nel fatto che il primo si svolge partendo da una rimessa e con arrivo in destinazioni già concordate al momento della prenotazione, mentre il secondo parte e arriva dove capita al momento. L'introduzione della app per il noleggio senza conducente avvicina questa formula al servizio taxi, perché rende più agevole la prenotazione, rendendo possibili preavvisi anche brevissimi, paragonabili a quel che accade quando si prende un taxi per strada. Tutto questo anche senza che il cliente si rechi nella rimessa del noleggiatore, cosa che finora era necessaria per garantire la contestualità fra prenotazione e partenza. D'altra parte, anche prenotare una corsa in taxi accorcia le distanze tra i due tipi di servizio e in questo caso l'unica differenza è che il cliente non deve specificare la destinazione. Secondo Lupi, proprio la presenza della app configura una fattispecie da classificare come taxi e che come tale andrebbe autorizzata. 

L'applicazione che permette di noleggiare una macchina con conducente rischia di scatenare proteste in tutta Italia. “Stiamo ricevendo chiamate da tutta Italia di tassisti preoccupati - dice all'Adnkronos Alessandro Atzeni, coordinatore regionale Lazio Uilt settore taxi - Aspettiamo gli sviluppi dopo la riunione con il prefetto convocata a Milano in seguito ai disordini e l'incontro con il ministro Lupi per decidere come organizzarci. Nei prossimi giorni ci riuniremo anche a Roma”. “Questi servizi innovativi, nello specifico Uber, preoccupano il comparto dei taxi - prosegue - soprattutto per il metodo: reclutare autisti con l'unico requisito richiesto di avere la patente da almeno tre anni e di svolgere il servizio di trasporto pubblico non di linea viola le norme nazionali e territoriali. A questo punto c'è bisogno di un'azione incisiva del governo”. 

Lo scontro su Uber dalle piazze si sposta sul web con due petizioni a favore e contro lanciate su Change.org. Al momento le persone che hanno firmato la petizione a sostegno di Uber sono arrivata a 3.402 mentre quelle che chiedono al Sindaco di Milano di chiudere il servizio sono distanziate di tre lunghezze e superano di poco le mille adesioni. "Gli autisti che sono nostri partner rimangono compatti e determinati, ma non possiamo ignorare e tacere questi atti violenti e intimidatori. L'unico modo per fermare queste ingiustizie è di far sapere al Sindaco quanto Uber abbia portato un valore aggiunto a voi e alla città!", è scritto nelle petizione lanciata dalla stessa Uber. ”C’è un vecchio adagio conosciuto in certi palazzi che vuole una balla ripetuta mille volte diventare una verità. Questa sembra l'intenzione di Uber nell'esercizio tipico", scrive invece un utente che esamina in maniera dettagliata quelle che a suo avviso sono i 'gravi e ripetuti illeciti' commessi da Uber. La nascita di due petizioni di segno opposto su una stessa piattaforma dimostra come l'attivismo online oggi sia espressione non solo di grandi campagne globali come #BringBackOurGirls, ma anche di questioni che riguardano la vita di tutti i giorni. Oggi chi vuole schierarsi sulla questione di Uber può farlo a prescindere dai blocchi del traffico o dall'eco mediatica. Spostando la mobilitazione pro o contro l'applicazione dell'autonoleggio dalle piazze al web è un cambiamento che permette a chiunque di far sentire la propria voce. È la dimostrazione di come le piattaforme di attivismo online possono essere considerate sempre più spesso come degli osservatori privilegiati sulle dinamiche sociali che attraversano il nostro Paese.

Ma come si potrà facilmente immaginare e come spiega più chiaramente il video qui sotto, la contrapposizione Uber/taxi non è solo una faccenda italiana. A Londra proprio in questi giorni, gli autisti dei celebri black cab sono scesi in piazza come l’applicazione. Le rivendicazioni sono le stesse dei colleghi milanesi: troppo facile acchiappare i clienti con un’app, applicare le stesse tariffe, che per di più sono modulabili sulla base della velocità oraria, e permettere loro di pagare con un click sul proprio cellulare, conoscendo in anticipo l’ammontare della spesa. Il tutto sempre senza licenza. Il caso è ora all’esame di Transports for London, che nelle prossime ore dovrà dare il proprio parere sulla necessità di acquisire una licenza anche per gli autisti di Uber. “E’ come se i postini scioperassero contro Gmail” si legge sui social network. L’esempio non sarà propriamente corretto, ma rende l’idea. Il caso non è facile da risolvere, e le proteste stanno esplodendo in diverse città europee, da Parigi a Madrid. A Bruxelles lo scorso 16 aprile un tribunale ha definito illegale la app, e fissato in 10mila euro l’ammenda per gli autisti beccati in flagranza di servizio. Anche a Berlino un tribunale in primo grado ha dato ragione a una società di taxi che aveva fatto causa a Uber, sempre per concorrenza sleale. A Parigi, dove le proteste sono state ugualmente eclatanti rispetto a quelle milanesi, è entrata in vigore a fine 2013 una legge che impone ai servizi come Uber di attendere 15 minuti dopo la chiamata per far salire i passeggeri, anche se l’Autorità nazionale per la tutela della concorrenza si fosse espressa in modo negativo. Anche New York è stata terreno di battaglia. Lì è nato un regolamento che consente alle auto, ribattezzate UberTaxi, di operare ma non permette di ricevere i pagamenti attraverso l’applicazione e di viaggiare da e per gli aeroporti Jfk e LaGuardia. A Seattle la questione è ancora dibattuta: inizialmente si erano limitate a 150 gli autisti che uber poteva coinvolgere. Ma poi una raccolta di firme ha stimolato un’ordinanza di sospensione del servizio; ora il sindaco Murray ha deciso di studiare un nuovo intervento.

Ma in tante altre città del mondo l’applicazione funziona e convive con i taxi. Nello stato della California, dove l’app è nata, la commissione preposta ha votato all’unanimità nel settembre del 2013 la legalizzazione anche e soprattutto del servizio che permette a normali utenti di portare a destinazione chi usa l’applicazione. La legge impone agli autisti di fare un corso di formazione, mentre Uber deve garantire una copertura assicurativa e dare alla Commissione un terzo del guadagno in tasse. 

Un ultimo nodo chiave sono i soldi. Le auto bianche fanno notare che loro offrono tariffe in linea con il mercato, e che debbono sostenere cifre più alte che altrove per l’acquisto di una licenza. Vale la pena allora fare un confronto con la situazione dei taxi nelle principali capitali europee e mondiali. A Milano una licenza costa tra i 150 e 300mila euro, a Londra 40mila, a New York invece bisogna partecipare a un’asta con base di partenza di 465mila dollari ma si può anche affittare la licenza per 146 euro al giorno. L’assicurazione dell’auto è in tutte le principali città a carico del tassista, mentre le tariffe base oscillano dai 2,4 euro di Madrid e Londra ai 6,2 euro della tariffa notturna di Milano. Ma quante licenze ci sono nella città dell’Expo 2015? La Banca d’Italia, che ha effettuato l’unico studio compiuto sul tema nel 2007, ha valutato solo la distribuzione delle licenze sulla densità di popolazione. A Milano ci sarebbero secondo lo studio 38,9 licenze ogni diecimila abitanti. Palazzo Koch ha segnalato che il problema nasce dal fatto che i tassisti lavorano per fasce orarie e accade spesso che quelle notturne o festive restino più scoperte. Le licenze sono poche, inoltre, rispetto a quelle di altre metropoli: ad esempio a Parigi il rapporto è di 79 taxi ogni 10mila abitanti, più del doppio di Milano, pari a 17mila tassisti.

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